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Oreste Rozzo - Giovane Italia

Agenti segreti italiani nei territori occupati
LA GIOVANE ITALIA
MAGGIO - NOVEMBRE 1918
LA GIOVANE ITALIA - AGENTI SEGRETI ITALIANI NEI TERRITORI OCCUPATI
LA GIOVANE ITALIA


Il fiume nascosto della Patria
ORESTE ROZZO
Editoriale introduttivo: “Il fiume nascosto della Patria”

Confessiamo che, fino a poco tempo fa, ignoravamo le gesta di Oreste Rozzo. Eppure, nel corso delle nostre ricerche tra le pieghe della memoria storica, ci siamo imbattuti in un nome: Oreste Carletto. Poi in un altro: Oreste Babuder. E persino in un terzo, forse frutto di un errore tipografico: Oreste Caolello. Ogni nome sembrava un corso d’acqua distinto, un rivolo isolato nella grande pianura della storia. Ma più scavavamo, più ci rendevamo conto che quei nomi non erano affatto separati. Erano rami di uno stesso fiume, un fiume potente, nascosto, che scorreva sotto l’ombra dell’occupazione nemica, trasportando con sé amor patrio, sacrificio e speranza.
Quel fiume era Oreste Rozzo.
La sua storia, che qui vi presentiamo, ci ha toccato nel profondo. Non solo per il valore militare, le decorazioni, le imprese da romanzo. Ma per il gesto più intimo e struggente: cambiare nome per proteggere la propria famiglia rimasta in territorio nemico. Rinunciare alla propria identità per servire la Patria. È in quel gesto che abbiamo riconosciuto l’essenza dell’eroismo: non solo combattere, ma anche scomparire, se necessario, per far vincere ciò in cui si crede.
Questa pagina non è solo un tributo. È un invito a immergersi in quel fiume, a lasciarsi trasportare dalla corrente della memoria, là dove il coraggio non ha bisogno di clamore, ma solo di essere raccontato.
Oreste Rozzo: il cuore ardente dell’Istria
Origini e formazione
Nel luglio del 1895, a Trieste, nacque un figlio dell’Istria che avrebbe scritto con il sangue e il coraggio una delle pagine più luminose del patriottismo italiano: Oreste Rozzo. Cresciuto in un ambiente intriso di ideali civici e amore per la patria, Rozzo non fu mai spettatore della storia, ma suo protagonista. I suoi studi al Liceo Dante e poi nelle università di Padova e Bologna lo avrebbero potuto condurre a una vita distinta e tranquilla. Ma il richiamo dell’Italia, ferita e divisa, fu più forte.

Un eroe sul fronte della Prima Guerra Mondiale
Così, come un altro migliaio di giovani triestini irredentisti non ebbe dubbi da che parte stare quando l'impero, del quale era suddito, entrò in guerra. Alla vigilia del 24 maggio del ’15 passò in Italia e si arruolò volontario nel Regio Esercito come semplice soldato nel 58° Reggimento Fanteria. Ma, ma ben presto, si distinse per coraggio e capacità di comando.
Fu trasferito al 115° Reggimento Fanteria, dove partecipò a numerose azioni decisive: tutte gli valsero promozioni sul campo.
Sul Monte Peuma, 12 febbraio 1916: come sottotenente, ricevette la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per la vigilanza e il rafforzamento delle linee sotto fuoco nemico. Qualche mese dopo a, ottobre, nel settore di  Vertoibizza, da poco promosso a tenente, guidò l’assalto alle quote 95, 98, 102 e 123 del Sober, meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare per il successo in tre giorni di duri e sanguinosi combattimenti.
Poi, durante il drammatico ripiegamento al Piave dell’esercito scompaginato dall’attacco austro-tedesco, non esitò a rischiare la vita pur di rallentare, a Ponte della Delizia, nei pressi di Casarsa, l’impeto degli invasori. Comandava, con il grado di capitano, una compagnia di mitragliatrici. In quelle ore drammatiche e convulse seppe mantenere salda la disciplina e alto il morale delle truppe reagendo con tenacia e determinazione al panico dilagante e contagioso. Dal 30 ottobre al 2 novembre del 1917 riuscì a rallentare l’avanzata del nemico in quel settore donando tempo preziosissimo alla riorganizzazione ordinata del ripiegamento. Per questa azione fu decorato di Medaglia di Bronzo al Valor militare.
Ma il suo momento più epico fu sul Monfenera, durante un’azione notturna di sorpresa. Alla testa della sua compagnia di arditi, Rozzo penetrò le linee nemiche, catturando un avamposto austro-ungarico e fornendo informazioni cruciali per la grande offensiva verso Vittorio Veneto. In quei giorni fu decorato di Croce di Guerra al Valor Militare e di Medaglia d’Argento al Valor Militare.
I suoi fanti lo soprannominarono “il pattugliere del reggimento” per la sua instancabile presenza in prima linea.

La Giovane Italia
Ferito tre volte al petto, pluridecorato non volle concedersi riposo. Saputo dell’organizzazione “Giovane Italia” si offrì volontario per partecipare fattivamente alla liberazione della terra che tanto amava. A bordo dell’idrovolante pilotato da Eugenio Casagrande si fece condurre, assieme al Tenente Giovanni Carli, sulla costa nei pressi di Caorle da dove, travisato da pescatore, si diresse verso Motta di Livenza per organizzare la guerriglia e i sabotaggi a danno degli invasori. L’accendersi della definitiva Battaglia di Vittorio Veneto modificò le linee e sconvolse le informazioni in possesso dei nostri agenti che furono costretti a ripiegare tentando la fuga con mezzi di fortuna. Rozzo riuscì nell’intento mentre Carli, caduto nelle mani della gendarmeria austriaca, fu tradotto a Trieste dove, fortunatamente, il 3 novembre, fu liberato dalle nostre truppe che, ormai, dilagavano vittoriose.
Nei pochi giorni trascorsi al di là delle linee nemiche, riuscì comunque a recuperare preziosissime informazioni che, come per tutte quelle raccolte dagli altri nostri agenti segreti, permise al Comando Italiano di apportare importanti assestamenti alla strategia di attacco. Per questo risultato fu decorato con la terza Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Non gli mancò nemmeno il riconoscimento degli alleati che, per volontà dei francesi, lo vollero insignire della Croix de Guerre.

Dopo la guerra: l’impresa di Fiume e la rinascita civile
Nel 1919, Rozzo partecipò alla celebre marcia di Ronchi con Gabriele D’Annunzio, diventando Legionario e vicecomandante del Battaglione Volontari Venezia Giulia. Terminata l’impresa di Fiume, tornò agli studi e si laureò in giurisprudenza nel 1920.
 
Il banchiere patriota
Rozzo intraprese una brillante carriera bancaria, culminata con la direzione della Cassa di Risparmio di Trieste. Durante i drammatici eventi del 1943 e i “quaranta giorni” dell’occupazione jugoslava nel 1945, difese l’istituto con tenacia, riuscendo a evitare danni e spoliazioni sia ad opera dei tedeschi di Hitler che degli jugoslavi di Tito. Fu un punto di riferimento per la città, stimato da istituzioni e cittadini di ogni orientamento.

L’impegno per gli esuli
Posto a riposo nel 1961, non smise mai di servire la sua terra. Divenne consigliere dell’Opera per l’Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati, contribuendo alla realizzazione di centinaia di alloggi per gli esuli, grazie alla gestione dei mutui edilizi e del Fondo di Rotazione.

L’ultimo saluto
Oreste Rozzo morì il 24 marzo 1964, a 68 anni, per un infarto. La sua scomparsa fu pianta da Trieste, dall’Istria e da tutta l’Italia patriottica. La sua vita fu un inno all’eroismo, alla dedizione e all’amore per la propria terra.

Conclusione
Rozzo non fu solo un soldato valoroso, ma un uomo che seppe incarnare l’ideale dell’eroe civile. Con energia, intelligenza e cuore, servì l’Italia in guerra e in pace, lasciando un’eredità di coraggio e impegno che ancora oggi ispira.


ONORIFICENZE AL VALOR MILITARE
Medaglia di Bronzo al Valor Militare: "Babuder Oreste, (nome di guerra Caolello Oreste) da Trieste, sottotenente 115 reggimento fanteria (M.M.). - Esempio di coraggio in tutte le incombenze azzardose affidategli e per le quali si offriva spesso volontariamente. Mentre, con serenità e fermezza, attendeva ai lavori di approccio alle posizioni avversarie, rimaneva ferito e non dimostrava che il proprio rammarico per doversi momentaneamente allontanare dalla zona di operazioni. - Peuma, 12 febbraio 1916.
Medaglia d'Argento al Valor Militare: "Babuder Oreste, (nome di guerra Caolello Oreste) da Trieste, tenente 115 reggimento fanteria (M.M.). - Comandante di pattuglia, sotto intenso fuoco di artiglieria e fucileria nemica, raggiunse due volte le trincee avversarie, ritornando sempre con utili informazioni. Iniziato l'attacco, risolutamente si spinse sulla vetta e sul rovescio della posizione da occupare, scacciandone il nemico e catturando, con l'aiuto di pochi soldati, numerosi prigionieri. Con ammirevole calma ed energia ed esponendosi continuamente, respinse numerosi contrattacchi col lancio di bombe a mano e, durante tutta l'azione, fu costante esempio di valore e serenità. - Vertojbica, 10 ottobre 1916."
Medaglia di Bronzo al Valor Militare: "Babuder Oreste, da Trieste, capitano complemento 8 reggimento fanteria. - Comandante di una compagnia mitragliatrici di battaglione, ne mantenne salda la disciplina ed alto il morale attraverso alle difficoltà del ripiegamento al Piave. Con grande energia, reagendo con ogni mezzo contro il panico ond'erano prese le colonne di sbandati che transitavano sui ponti, coadiuvava il comandante di battaglione nell'organizzare la difesa di uno di questi, e si prodigava poi con singolare fermezza per impedire al nemico il passaggio del fiume. - Ponte della Delizia (Casarsa), 30 ottobre - 2 novembre 1917.
Croce di Guerra al Valor Militare: "Carletto Oreste, da Capo d'Istria (Pola), capitano I° reparto assalto. - Comandante di una pattuglia in ricognizione d'un posto avanzato nemico, in pieno giorno, la conduceva con abilità e con arditezza, compiendo pienamente il compito affidatogli e procurando la cattura di due vedette nemiche. - Monfenera, 19 settembre 1918."
Medaglia d'Argento al Valor Militare: "Carletto Oreste, da Capo d'Istria, (Dalmazia), capitano I° reparto assalto. - Comandante di un reparto d'assalto, ricevuto l'incarico di eseguire un colpo di mano contro un posto avanzato nemico, per ben tre volte si slanciava alla testa dei suoi plotoni d'attacco contro l'avversario bene appostato e che difendevasi con vivo fuoco di mitragliatrici, e col suo contegno energico e tenace, animando i dipendenti, si impadroniva della posizione, infliggendo all'avversario gravi perdite e facendo alcuni prigionieri. Fra gli ultimi a ritirarsi, dopo aver condotto felicemente a termine il compito affidatogli, sempre sotto intenso fuoco, provvedeva al trasporto nelle nostre linee dei feriti gravi e delle salme dei caduti. - Monfenera (Piave), 20 -21 settembre 1918.
Medaglia d'Argento al Valor Militare: "Carletto Oreste, da Capo d'Istria, capitano I° reparto assalto. - Volontario di guerra delle provincie irredente, offrivasi per una pericolosissima e delicata missione, riuscendo a portarla a felice compimento tra numerose insidie: esempio di nobilissime virtù civili e militari. - Fronte del Piave, 21 - 26 ottobre 1918.
Croix de Guerre 1914–1918: Decorazione militare francese istituita al fine di ricompensare gli atti di coraggio in tempo di guerra. [Insignito nel novembre del 1918].
Promozione per meriti eccezionali: "Babuder Oreste, già Carletto Oreste, ora Rozzo Oreste da Triste, primo capitano fanteria complemento. - È promosso maggiore. - "Irredento. Volontario di guerra: sei volte decorato al valore, tre volte ferito. In importanti incarichi dimostrò alte qualità direttive e organizzative. - R.D. 21-11-1935."


L'immagine restaurata
Grazie a un paziente lavoro di recupero, e a un rigoroso restauro basato su una fotografia sbiadita presente nel volume di Guido Manacorda, l'unica trovata durante le nostre ricerche, è stato possibile restituire il volto di Oreste Rozzo. L’immagine lo ritrae in uniforme, con lo sguardo fiero e la postura di chi ha già attraversato la tempesta. Un frammento visivo che, pur unico, basta a evocare l’intero fiume della sua esistenza.

Ringraziamenti:
Associazione Italiani di Pola e Istria [AIPI - LCPE]
"L'Arena di Pola"  - Trieste  
Fonti:
L'Arena di Pola - edizione del 25 aprile 1961 [La foto nel titolo è tratta da questa edizione]
L'Arena di Pola - edizione del 24 marzo 1964
Raccolte della Gazzetta Ufficiale: 1934
Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valor Militare
Guido Manacorda - "La Giovane Italia" - Ed. Morcelliana (BS)
Risorse:
Piccolo Museo di Noé

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