Riva - La Guerra all'orizzonte

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Antonio Riva nacque a Shanghai l'8 aprile 1896.
Era figlio di commercianti lombardi che si erano trasferiti in Cina, a Shangai, nel 1880 per produrre e gestire l'importazione in Italia della seta.
Nel 1911, su volere del padre, fece ritorno in Italia per proseguire gli studi in un liceo di Firenze. Appassionato del volo, conseguì il brevetto di pilota a Pisa e, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruolò nel Battaglione Aviatori.
Impiegato in diverse Squadriglie, combatté sul fronte degli Altipiani e sul Carso. Fu ferito due volte tra il 1915 e il 1916.
Il 24 agosto 1917, su un Nieuport Ni.11 della 71a Squadriglia, abbatté il suo primo aereo nemico, l'Albatros D.III dell'asso austriaco Julius Kowalczik che precipitò nei pressi di Forte Campo Luserna.
All'inizio di ottobre del 1917 fu trasferito alla 78a Squadriglia dove rimase fino alla fine del conflitto. Il 26 dicembre del 1917, nel ruolo di comandante della squadriglia, partecipò alla Battaglia aerea di Istrana abbattendo due bombardieri DFW C.V, uno a Signoressa e, l'altro, a Camalò.
Alla fine della guerra aveva abbattuto 14 velivoli nemici ma ne furono confermati solamente sette.
Nell'autunno del 1919, fece ritorno in Cina dove, assieme a un gruppo di aviatori italiani, ebbe il compito di preparare i campi di atterraggio per la crociera aviatoria Roma-Tokyo, organizzata da Gabriele d'Annunzio e dal poeta giapponese Harukichi Shimoi, che fu portata a termine, tra febbraio e maggio 1920, da Arturo Ferrarin e da Guido Masiero, con i motoristi Gino Capannini e Roberto Maretto, a bordo di due aerei SVA.
Nel 1934 fu nominato segretario della Missione militare aeronautica italiana traendo da entrambe le cariche, prestigio e influenza. Durante questo periodo si occupò anche dell'addestramento dei piloti dell'aviazione della Cina nazionalista.
Dopo il 1º ottobre 1949, data della presa del potere del Partito Comunista Cinese, gli fu "consigliato" più volte di tornare in Italia  ma Riva non partì: pensava che probabilmente, il nuovo corso politico, sarebbe stato in grado di cambiare veramente il Paese, che lui amava e soffriva nel vedere martoriato. Mai avrebbe immaginato cosa stava per succedergli.
Così rimase in Cina esponendosi a possibili ritorsioni per i suoi trascorsi politici e dei legami con lo sconfitto partito nazionalista che lo avevano reso sgradito al nuovo regime.
Infatti, il 26 settembre 1950, fu arrestato con l'accusa di complottare per l'assassinio del presidente cinese Mao Tse-tung e di dirigere una rete spionistica clandestina che mirava a fomentare disordini nel Tibet recentemente annesso (7 ottobre 1950).
Dopo un processo-farsa sommario, fu dichiarato colpevole e condannato a morte. La condanna, mediante fucilazione, venne eseguita il 17 agosto 1951. In definitiva, l'esecuzione di Riva ingiustamente accusato di spionaggio, servì al regime comunista per sviare l'opinione pubblica cinese dal cattivo andamento della Guerra di Corea e l'imposizione di controlli sempre più stretti sulla società cinese da parte del Partito Comunista.
Questa "caccia alle streghe" fu riconosciuta più di cinquant'anni dopo da Zhao Ming, ex viceministro della pubblica sicurezza che, durante un'intervista fatta da Barbara Alighero, per anni corrispondente dell'ANSA da Pechino, così affermò: "È passato mezzo secolo, non abbiamo mai detto a nessuno, straniero o cinese, cosa è successo davvero. Il caso di quel Riva ce lo siamo per lo più inventato noi. Io lo so bene, ero vicedirettore della Prima sezione investigativa. Se non ci fosse stato Riva, ne avremmo trovato un altro e avremmo avuto la nostra bella congiura americana. Era quello che ci serviva allora".
L'8 settembre 1951, la moglie di Antonio Riva, Catherine Lum, fu privata di tutti i suoi averi ed espulsa dalla Cina, assieme ai figli e raggiunse l'Italia dove non ricevette aiuto alcuno da parte delle autorità. Visse lavorando presso il consolato americano di Genova dove s'era stabilita e morì nel 1983.
Nel frattempo il governo, presieduto da Alcide De Gasperi, che non aveva ancora riconosciuto il nuovo governo cinese e quindi stabilito con esso relazioni diplomatiche, avviate solo un ventennio più tardi, non prese alcun provvedimento  limitandosi ad emettere un formale comunicato diramato il 21 agosto 1951 dall'Ufficio Stampa del nostro Ministero degli Affari Esteri, riassumendo così la posizione del governo: “La notizia dell'esecuzione capitale a Pechino del connazionale Antonio Riva non ha mancato di destare una dolorosa impressione in Italia”.

ONORIFICENZE
Italia.
Medaglia d'Argento: "Pilota comandante di una squadriglia da caccia, compì numerosi voli di guerra, non conoscendo mai ostacoli nell'adempimento del proprio dovere. Di attività non comune, sempre primo nelle più arrischiate imprese, fu costante esempio di coraggio e di audacia ai suoi dipendenti. Con serena calma, sostenne quattordici combattimenti aerei, scese a quote bassissime per mitragliare truppe nemiche, abbatté tre apparecchi nemici. - Cielo del Pasubio; Signoressa, 29 luglio 1917- 15 gennaio 1918."
Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia: "Pilota da caccia valoroso, ardito, abbatteva due apparecchi nemici, raggiungendo nove vittorie. Comandante sagace e suscitatore di energie, durante la battaglia del Montello molto operava colla propria squadriglia che impiegava con intelligente criterio in ogni campo; moltiplicandone le forze ed ottenendone risultati notevoli per valore ed attività. Primo dei suoi piloti per slancio, per fede, per entusiasmo, ha fatto del suo reparto esempio di mirabile concordia, tenace volontà, attività intensa, riunendo in un saldo fascio di energie, di valore, di fede, l’energia, il valore e la fede dei suoi dipendenti. - Cielo del Piave, giugno 1918". (R.D. 9 febbraio 1919).  

Per la redazione di questa pagina ci siamo riferiti, fra l'altro ai seguenti  libri:
"L'uomo che doveva uccidere Mao" - Barbara Alighiero (per anni corrispondente dell'ANSA da Pechino);
"Assassino di Stato. Antonio Riva - Pechino, 17 agosto 1951" - Marco Riva (figlio di Antonio) - La Sapienza Editrice, 2011.
L'immagine del Capitano Riva è tratta  dall'articolo di Giovanni Lombardo su 2015 AND – A Nordest Di che.
L' Hanriot HD.1 della 78a Squadriglia con le insegne del  comandante Cap. Antonio Riva
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