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Ghedin Mario - La Guerra all'orizzonte


 1940 -1945
I  CADUTI  DI  QUINTO  DI  TREVISO



Sergente Mario Ghedin

Nato a Zero Branco l’8 gennaio 1919.
Risiedeva a Quinto di Treviso.
Arruolato nel 55° Reggimento Fanteria, che il 22 febbraio 1939 venne inquadrato nella 32ª Divisione di Fanteria “Marche”, una formazione originariamente concepita come divisione da montagna, dotata di artiglieria someggiata e strutturata in modo diverso dalle divisioni di fanteria ordinarie. Accanto al 55° erano presenti il 56° Reggimento Fanteria, il 32° Artiglieria, reparti dei Carabinieri Reali e altre unità di supporto.

Quando l’Italia entrò in guerra, il 10 giugno 1940, la Divisione “Marche” era già schierata nel territorio trevigiano, dove rimase per tutto il resto dell’anno.
Nel marzo 1941 giunse l’ordine di trasferimento verso l’Italia meridionale: la Divisione fu inviata nell’area Potenza–Eboli–Padula, con il compito di presidiare la costa calabrese. Poche settimane dopo, nella prima decade di aprile, venne nuovamente spostata, questa volta in Albania, lungo il confine con la Jugoslavia, nella zona di Scutari–Alessio–Kopliku.
Il 20 aprile 1941 la “Marche” entrò in territorio jugoslavo.
Per controllare l’ampia area assegnata, istituì presidi a Ragusa (Dubrovnik), Trebinje, Bileca, Mostar e sulle isole di Meleda e Curzola, lungo la costa dalmata.
Le sue funzioni principali furono la difesa costiera e le operazioni antiguerriglia.
Nel corso del 1942 la Divisione fu impegnata in duri combattimenti per la conquista di Plana, allora in mano ai guerriglieri, e successivamente in ulteriori operazioni di rastrellamento nelle zone di Gabela, Ragusa e Cattaro.
Nel 1943 la “Marche” venne dislocata a protezione dell’entroterra e delle coste della Dalmazia.
A seguito dell'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943, il 12 dello stesso mese, la Divisione – schierata sulla penisola di Lapad, di fronte a Ragusa – ricevette l’ordine di arrendersi alle truppe tedesche, impartito dal comandante del VI° Corpo d’Armata, generale Piazzoni. Quasi tutti i soldati furono catturati e deportati.
Tra loro c’era anche Mario Ghedin, che non fece più ritorno a casa.
Morì in prigionia il 3 aprile 1945 a Oberhausen, in Germania.

NOTA:
Sulla lapide posta nel cimitero di Santa Cristina è ricordato con il nome di Bruno e la data della morte risulta essere il 9 aprile 1945 e non il 3 aprile come dai registri ufficiali.



Promozione per Merito di Guerra
Promozione sul Campo - da Caporale maggiore a Sergente:

Comandante di squadra fucilieri dava costante esempio ai propri uomini di coraggio, sprezzo del pericolo, ed attaccamento al dovere. Rimasto ferito il proprio comandante di plotone, assumeva il comando del reparto ed assolveva il proprio compito con calma e decisione riuscendo, con rapida azione, ad occupare l'obiettivo assegnato al plotone. Quota 860 di Mosko (Croazia) 8 aprile 1942.
NOTA STORICA

A partire dalla fine di giugno 1941, dopo l’attacco tedesco all’Unione Sovietica, nelle regioni della Jugoslavia e del Montenegro si sviluppò una diffusa attività guerrigliera.
Le aree occupate dalle truppe italiane erano già caratterizzate da una situazione interna complessa: tensioni etniche e politiche, rivalità storiche e conflitti tra le diverse componenti della popolazione jugoslava si intensificarono in seguito alla spartizione del territorio.
In questo contesto si verificarono numerosi episodi di violenza, in particolare da parte del movimento ustascia croato contro gruppi serbi, musulmani bosniaci, ebrei e rom presenti da lungo tempo in Dalmazia.
Le reazioni a tali azioni contribuirono a un clima di crescente instabilità, che coinvolse anche i reparti italiani impegnati nel controllo del territorio.
Per il Regio Esercito, la situazione assunse rapidamente le caratteristiche di un conflitto irregolare: le unità italiane si trovarono a fronteggiare formazioni non regolari, difficili da individuare, dotate di buona capacità operativa e motivate da forti spinte ideologiche.
La guerra nei Balcani si configurò così come un teatro operativo complesso, segnato da dinamiche locali spesso difficili da interpretare.
(cfr.: "Soldati italiani in Jugoslavia" -  Enzo Raffaelli – Antonio Cianci,  Editoriale Programma, 2016)
PRESENTE NEL MONUMENTO AI CADUTI
Presente nel Registro del Ministero della Difesa dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale
Presente nel Registro dell' Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia

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