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Mattiello Gino - La Guerra all'orizzonte

1940 - 1945


Autiere Gino Mattiello
In memoria e in onore

Nato a San Trovaso di Preganziol il 20 luglio 1922, penultimo dei nove figli di Primo Mattiello e Carolina Zara, Gino crebbe in una famiglia numerosa, temprata dal lavoro e dalla dignità. Elettricista di professione, fu chiamato alle armi come autiere e destinato alla Divisione “Pasubio”, in forza al 5° Battaglione Mortai da 81, con l’incarico di conducente di autocarro SPA CL39 .
Il 10 luglio 1941 lasciò la sua terra per il Fronte Orientale. La Divisione, giunta in territorio sovietico, venne subito coinvolta in duri combattimenti e, avanzando in Ucraina, prese parte alle battaglie dei fiumi Dnestr e Bug e allo scontro di Petrikowka. Erano i primi passi di una campagna che avrebbe segnato per sempre il destino di migliaia di giovani italiani.
Nel 1942, alla vigilia delle grandi offensive sovietiche che avrebbero aperto la tragica ritirata dell’ARMIR, Gino si trovava nei pressi di Ogolev, nell’ansa del Don chiamata “Cappello Frigio”. Il 6 dicembre riuscì ancora a inviare una lettera ai suoi cari: parole semplici, rassicuranti, colme di speranza. Fu l’ultimo segno della sua voce.
Pochi giorni dopo, l’11 dicembre, l’Operazione “Piccolo Saturno” travolse le linee italiane. La Divisione Pasubio, insieme alla “Torino” e alla “Sforzesca”, iniziò un ripiegamento disperato: prima contenendo il nemico, poi frantumandosi in colonne che cercavano scampo nella steppa gelata. Parte dei suoi uomini si unì al “Blocco Sud” e combatté a Krassnojarovka dal 25 al 28 dicembre; altri reparti resistettero ai furiosi assalti sovietici a Čertkovo il 23 dicembre.
Con il nuovo anno, l’offensiva Ostrogorzk‑Rossoš tentò l’accerchiamento definitivo delle residue forze italiane, tedesche e ungheresi. La Pasubio, ridotta a 2.000 uomini sui 10.000 partiti, riuscì a raggiungere Belovodsk il 17 gennaio 1943. Molti caddero durante il ripiegamento; molti altri furono catturati.
Tra questi ultimi c’era Gino. Da quel momento, il silenzio.
I pochi reduci sopravvissuti alla prigionia raccontarono, al loro ritorno, condizioni disumane: le marce del "davai" [l'implacabile e incalzante ordine in russo "Avanti!, Avanti!"], i tragitti ferroviari interminabili, i primi campi di smistamento, la disorganizzazione totale dell’apparato sovietico - impreparato a gestire l'enorme numero di prigionieri - il gelo che non dava tregua. I lager per prigionieri di guerra, che nel 1939 erano 24, divennero 533 nel 1943, più almeno nove campi speciali. I soldati italiani furono internati in circa 430 di essi. Su 84.000 prigionieri, solo 10.000 tornarono a casa.
Eppure, in mezzo all’orrore, alcuni reduci ricordarono anche gesti di pietà da parte della popolazione civile, piccoli atti di umanità che cercavano di alleviare sofferenze indicibili.
Aggrappati a quella fragile speranza – che qualcuno davvero si fosse salvato, accolto da famiglie russe e impossibilitato a rientrare – i genitori di Gino, Primo e Carolina, continuarono fino alla fine dei loro giorni a immaginarlo vivo, lontano ma protetto.
Per la maggior parte dei dispersi, però, la verità rimase sepolta fino agli anni Novanta, quando l’apertura degli archivi sovietici permise finalmente di ricostruire molte storie rimaste sospese.



CORRISPONDENZA DAL FRONTE RUSSO


Fu allora che anche il destino di Gino emerse dall’ombra. Il 4 febbraio 1995, la sorella minore Renata ricevette dal Ministero della Difesa la comunicazione ufficiale: Gino Mattiello era morto il 31 marzo 1943 sul fronte russo nel campo 56 di Uciostoje .
La documentazione era scarna, ma sufficiente a restituire un nome, una data, un luogo alla sua giovane vita spezzata.
A lui – e a tutti coloro che, come lui, caddero lontano dalla patria, senza un ritorno, senza una tomba – dedichiamo questo lavoro.
Perché la loro memoria non sia mai inghiottita dal silenzio.
Perché il loro sacrificio continui a parlare.
Perché nessuno di loro venga dimenticato.

Ciao Zio.





Presente nel Registro del Ministero della Difesa dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale
Presente nel Registro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra
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