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Michieletto Carlo - La Guerra all'orizzonte


 1940 -1945
I  CADUTI  DI  QUINTO  DI  TREVISO


Caporale Carlo Michieletto

Nato a Quinto di Treviso il 2 settembre 1914.

Arruolato nella 309ª Sezione di Sanità presso il 9° Reggimento Alpini in forza alla Divisione Julia.


Disperso il 20 novembre 1940 durante i combattimenti presso il ponte di Perati in Albania.

Il luogo della sepoltura è ignoto.



Antefatto: dall’occupazione dell’Albania alla guerra con la Grecia
Quando, nell’aprile del 1939, l’Italia occupò l’Albania, il regime fascista pensò di aver compiuto un passo decisivo verso la costruzione di un proprio “spazio d’influenza” nei Balcani. L’Albania divenne formalmente un protettorato, ma in realtà fu trasformata in una base militare avanzata, un trampolino da cui Mussolini sperava di proiettare prestigio e potenza nel Mediterraneo orientale.
La situazione internazionale, però, evolveva rapidamente. Nell’estate del 1940 la Francia era crollata, la Germania dominava l’Europa continentale e l’Italia, entrata in guerra da poche settimane, cercava un successo militare autonomo che potesse bilanciare l’espansionismo dell'alleato tedesco. Fu in questo clima che maturò l’idea di un’azione contro la Grecia: un Paese ritenuto militarmente debole, politicamente isolato e facilmente raggiungibile dalle basi albanesi.
La realtà era ben diversa. La Grecia, pur neutrale, aveva un esercito motivato, un territorio montuoso difficilissimo da attraversare e una popolazione decisa a resistere. Inoltre, i rapporti tra Atene e Roma erano già tesi da tempo: incidenti di frontiera, pressioni diplomatiche e provocazioni navali avevano scavato un solco profondo.
L’attacco italiano del 28 ottobre 1940 non fu dunque un fulmine a ciel sereno, ma l’esito di mesi di crescente ostilità e di una valutazione strategica gravemente sottostimata.
All’alba, le truppe italiane attraversarono il confine dall’Albania, convinte di avanzare rapidamente verso l’Epiro e la Macedonia. Ma il terreno, il clima e soprattutto la tenace resistenza greca trasformarono quella che doveva essere una “passeggiata militare” in una campagna durissima, combattuta metro dopo metro tra montagne, burrasche di neve e vallate impervie.
Verso il Ponte di Perati
Fu in questo scenario che venne impiegata la Divisione alpina “Julia”, una delle unità più addestrate dell’esercito italiano, chiamata a operare in un ambiente che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto valorizzarne le capacità. L’offensiva iniziò all’alba del 28 ottobre 1940, con reparti che si inoltrarono nelle montagne dell’Epiro affrontando condizioni proibitive e una resistenza greca molto più solida del previsto.
La Divisione “Julia” era composta dall’8° Reggimento Alpini (con i Battaglioni “Tolmezzo”, “Gemona” e “Cividale”), dal 9° Reggimento Alpini (con i Battaglioni “Vicenza” e “l’Aquila”), dal 3° Reggimento Artiglieria da Montagna (con i gruppi “Conegliano” e “Udine”) e da altri reparti minori: complessivamente 278 ufficiali, 8.863 sottufficiali e soldati semplici, 20 pezzi d’artiglieria, 2.316 quadrupedi.
Il comando superiore aveva previsto una facile avanzata, previsione che fu smentita due settimane più tardi. L’azione, che doveva concludersi nell’arco di cinque o sei giorni — gli alpini erano stati dotati di viveri per tale periodo e i muli disponevano di cinque razioni di foraggio — durò invece 14 giorni: due settimane di sanguinosa avanzata seguite da un altrettanto tragico ripiegamento che costarono alla “Julia” 49 ufficiali e 1.625 alpini.
La ritirata fu massacrante. Il 10 novembre il grosso dell’8° Reggimento si raccolse a Konitsa, mentre il 9° mantenne il possesso della sella Cristobasileus. A sera la Divisione “Bari” assunse la responsabilità del settore, trattenendo alle proprie dipendenze il 9° Reggimento Alpini, mentre gli altri reparti della “Julia” ripiegarono a Premeti per riordinarsi.
Il giorno 16 alla Divisione “Julia” fu affidato il settore del Ponte di Perati. La crescente pressione nemica, particolarmente al centro e alla sinistra della Vojussa e le numerose infiltrazioni, resero necessario un restringimento del fronte ai soli ponti di Perati e Bourazani; il 19 i reparti ripiegarono sulle alture di destra del fiume Sarandaporos, perennemente in piena, dove i combattimenti proseguirono anche il giorno successivo. Michieletto Carlo fu dichiarato disperso il 20 novembre 1940.
Il 21 l’offensiva greca si accentuò sulle ali e, dopo sei ore di strenui combattimenti, di fronte all’intervento di nuove unità nemiche, apparve necessario far saltare il ponte.
PRESENTE NEL MONUMENTO AI CADUTI
Presente nel Registro del Ministero della Difesa dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale
Presente nel Registro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (come Micheletto)

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