
Fante Guido Mozzato
Nato a Quinto di Treviso il 31 luglio 1917.
Arruolato nel 72° Reggimento Fanteria (Brigata Puglie).
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La Divisione di Fanteria “Puglie” nacque il 15 maggio 1939 a Conegliano, quando il 71° e il 72° Reggimento Fanteria della storica Brigata “Puglie” furono riuniti al 15° Reggimento Artiglieria per Divisione di Fanteria.
Con questa struttura, la divisione venne mobilitata allo scoppio della guerra.
1940 – Lo schieramento in Italia
Dal 1° giugno 1940 la Divisione fu trasferita nell’area di radunata dell’Italia nord-orientale, tra Feltre e Belluno, in attesa di un possibile impiego operativo.
1941 – La campagna di Grecia e Jugoslavia
Nella seconda decade di febbraio 1941, la “Puglie” fu inviata in Albania. Il 5 marzo si schierò sul fronte greco-albanese, nel settore di Val Desnizzes, tra Bregu Rapit e il torrente Proi Math.
Fin dal 9 marzo la Divisione fu coinvolta in durissimi combattimenti offensivi contro le posizioni greche di quota 731 di Monastero e di Bregu Rapit. Gli attacchi furono ripetuti il 10 marzo e l’11 marzo contro le alture vicine di Spi Camarate. Le perdite furono pesanti: le unità, logorate, dovettero ritirarsi e riordinarsi nella zona di Dubrovnik.
Il 1° aprile la Divisione fu trasferita sulla frontiera albanese–jugoslava, schierandosi nel settore di Kukës, a cavallo del fiume Drin. Quando il 6 aprile iniziarono le operazioni contro la Jugoslavia, la “Puglie” respinse vari tentativi di attacco lungo la linea di confine. Superate le resistenze nemiche, l’11 aprile riprese l’avanzata verso l’interno, congiungendosi nello stesso giorno con le unità tedesche provenienti da Nord.
Il 27 e 28 aprile la Divisione estese l’occupazione della regione, entrando a Prizren, Diakovica e Pec (Pejë). Dal 1° maggio 1941 stabilì presidi nelle località di Prizren, Orahovac, Stimlje, Diakovica, Pec, Srbica (Skenderaj).
1942–1943 – Operazioni di presidio e controguerriglia
Per tutto il 1942 e parte del 1943, la Divisione “Puglie” fu impiegata in operazioni di rastrellamento e controguerriglia nel Kosovo, in particolare nell’area di Slatina, a Nord di Pristina. Si trattò di un servizio logorante, condotto in un territorio difficile e segnato da crescente instabilità.
Settembre 1943 – Lo scioglimento e la cattura
All’atto dell’armistizio dell’8 settembre 1943, la Divisione si trovava dislocata a Scutari, in Albania. Priva di ordini chiari e circondata dalle forze tedesche, la “Puglie” fu costretta alla resa. La maggior parte dei suoi fanti venne catturata e deportata nei campi di prigionia del Reich come Internati Militari Italiani (IMI).
Tra loro vi era anche Mozzato Guido, che fu trasferito nello Stalag IV G di Oschatz, in Sassonia. Qui trovò la morte il 3 marzo 1944, durante un bombardamento anglo-americano.
Fu sepolto a Lipsia, nel cimitero “Trinitatis Friedhof”, tomba 7, fila 3, settore X. Secondo il Registro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra, la sua salma risulta in seguito traslata in Italia.
NOTA: Sulla lapide posta nel cimitero di Santa Cristina la data di morte risulta essere il 3 marzo 1943 e non il 3 marzo 1944 come risulta dai registri ufficiali. In questo caso non si tratta di un'incongruenza ma di un evidente errore in quanto Guido morì prigioniero dei tedeschi, catturato come moltissimi altri nostri soldati solo dopo l' 8 settembre 1943.
Lo Stalag IV G di Oschatz e le condizioni di prigionia
Lo Stalag IV G fu istituito dalla Wehrmacht il 1° febbraio 1941 a Oschatz, in Sassonia, all’interno del Distretto di Difesa (Wehrkreis) IV. Il campo dipendeva dal Comando dei Prigionieri di Guerra del medesimo distretto e costituiva uno dei principali centri di raccolta e smistamento dei militari catturati dalle forze tedesche.
La composizione dei prigionieri
Nei primi mesi di attività, lo Stalag IV G ospitò soprattutto prigionieri francesi, catturati nella campagna del 1940, insieme a gruppi più ridotti di polacchi e belgi. A partire dalla primavera del 1941 giunsero anche prigionieri jugoslavi, mentre nell’estate dello stesso anno arrivarono i primi sovietici, che divennero presto il secondo contingente più numeroso dopo i francesi.
Nel 1943 furono internati anche britannici, olandesi e italiani catturati dopo l’8 settembre. Gli americani iniziarono ad affluire nell’autunno del 1944.
Con una presenza massima stimata in circa 40.000 prigionieri (giugno 1944), lo Stalag IV G era considerato uno dei campi più grandi della regione. Tuttavia, solo una piccola parte dei detenuti rimaneva stabilmente nel campo principale: la maggioranza — circa 35.000 uomini — era infatti distribuita in centinaia di squadre di lavoro sparse nell’area industriale e agricola circostante.
Le squadre di lavoro e le condizioni di vita
La natura fortemente decentralizzata del campo rende difficile descrivere condizioni uniformi. Le squadre di lavoro variavano molto per dimensioni — da poche decine a diverse centinaia di prigionieri — e per tipologia di impiego.
I prigionieri furono assegnati a mansioni pesanti e spesso rischiose:
- cave di pietra
- fabbriche di carta
- cantieri edili
- miniere di carbone
- industrie meccaniche e metallurgiche
La giornata lavorativa oscillava tra 8 e 13 ore, per sei giorni alla settimana. Le unità più grandi disponevano talvolta di un accesso migliore a cure mediche e spazi ricreativi, ma potevano soffrire di razioni ridotte e scorte insufficienti, soprattutto nei periodi di maggiore pressione bellica.
Il rischio dei bombardamenti
La posizione delle squadre di lavoro influiva in modo decisivo sulla sicurezza dei prigionieri. Alcuni gruppi erano dislocati in piccoli centri rurali, relativamente lontani dagli obiettivi militari e industriali; altri, invece, operavano in prossimità di impianti strategici, soprattutto attorno alla città di Lipsia, diventando vulnerabili ai bombardamenti alleati.
Lipsia, importante nodo industriale, fu colpita più volte. Il 20 febbraio 1944, un’incursione anglo-americana provocò la morte di 70 prigionieri italiani. Il 27 febbraio, un nuovo bombardamento causò ulteriori vittime, tra cui 24 prigionieri britannici, oltre a numerosi feriti e dispersi tra gli internati impiegati nelle fabbriche colpite.
La morte di Mozzato Guido
In questo contesto drammatico si colloca la sorte di Mozzato Guido, deportato allo Stalag IV G dopo la resa della Divisione “Puglie”. Fu coinvolto nelle conseguenze dei bombardamenti che devastarono l’area industriale di Lipsia e morì il 4 marzo 1944 per gli effetti delle incursioni anglo-americane.

PRESENTE NEL MONUMENTO AI CADUTI
Presente nel Registro del Ministero della Difesa dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale
Presente nel Registro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra

