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Macchi M3 - Giovane Italia

Agenti segreti italiani nei territori occupati
LA GIOVANE ITALIA
MAGGIO - NOVEMBRE 1918
LA GIOVANE ITALIA - AGENTI SEGRETI ITALIANI NEI TERRITORI OCCUPATI
LA GIOVANE ITALIA
UN CAPOLAVORO D'INGEGNERIA
MACCHI  M.3
L’eleganza dell’innovazione nei cieli della Grande Guerra
                                          © LA GUERRA ALL'ORIZZONTE
Una notte nella laguna
"Ottobre 1918, la laguna è avvolta dalla nebbia e il mare è grosso. Un piccolo idrovolante Macchi M.3 plana silenziosamente tra i canneti di Villaviera. Ai comandi c’è il tenente di vascello Eugenio Casagrande, comandante della 253ª Squadriglia, impegnato in una missione disperata: recuperare due agenti italiani braccati dal controspionaggio austro-ungarico. Il velivolo è sovraccarico, il decollo incerto, i cani nemici si avvicinano. Ma Casagrande non esita. Con una manovra audace, riesce a sollevare l’M.3 dalle acque, salvando i suoi compagni. Per le sue imprese, il nemico affisse manifesti con una taglia sulla sua testa."
Questa scena, degna di un romanzo, è solo una delle tante che videro protagonista il Macchi M.3, un idrovolante che seppe unire tecnica, versatilità e coraggio.
Origini e sviluppo
Nel cuore della Prima guerra mondiale, quando il dominio dell’aria diventava cruciale anche sopra le acque, l’Italia rispose con un capolavoro di ingegneria: il Macchi M.3. Nato come evoluzione del L.2, a sua volta derivato da un idrovolante austro-ungarico Lohner L catturato nel 1915, l’M.3 fu il primo vero idrovolante italiano ad alte prestazioni, capace di unire eleganza, versatilità e potenza.
Progettista: Ing. Carlo Felice Buzio;
Produttore: Società Anonima Nieuport-Macchi (poi Aeronautica Macchi);
Primo volo: Dicembre 1916;
Designazione: Inizialmente L.3, rinominato M.3 nel 1917 per marcare l’indipendenza dal progetto Lohner.
L’M.3 conservava la configurazione biplano-sesquiplana con motore in configurazione spingente, ma introduceva uno scafo completamente ridisegnato e un piano di coda montato su montanti, diventato poi un tratto distintivo degli idrovolanti Macchi.
Nel novembre 1916, il prototipo L.3 stabilì il record mondiale di altitudine per idrovolanti: 5.400 m in 41 minuti. Un risultato che testimoniava l’efficacia del nuovo scafo aerodinamico e della struttura alleggerita.



Lunghezza
  • 8,08 m.
Apertura alare
  • 15,95 m. [ala superiore]
  • 10,25 m. [ala inferiore]
Altezza
  • 3,33 m.
Peso a vuoto
  • 900 kg.
Peso a pieno carico
  • 1.350 kg.
Motore
Velocita max.
  • 145 km/h
Autonomia
  • ca. 400 / 500 km.
Quota operativa
  • ca. 6.000 m.
Armamento
  • Mitragliatrice Lewis 7,7 in supporto flessibile oppure
  • Mitragliatrice Fiat Mod. 14
  • 4 bombe leggere

Un Macchi M.3 della 252ª Squadriglia in rimessaggio alla stazione idrovolanti di Venezia
Impiego operativo
Furono oltre duecento i Macchi M.3 costruiti e consegnati alla Regia Marina.
Il loro impiego era diversificato: bombardamento leggero, ricognizione, pattugliamento. Più sporadicamente agirono anche come caccia di scorta.
Gli M.3 furono utilizzati dalla Regia Marina nel 1917-18 in particolare per il bombardamento di precisione contro le navi, ma in generale il loro ruolo principale era la ricognizione aerea e il pattugliamento marittimo. Furono anche utilizzati come aerei di scorta ai convogli, fungendo da avanguardia per le formazioni navali, individuando in anticipo qualsiasi fumo all'orizzonte e segnalando le navi nemiche all'ancora fuori dalla portata dell'artiglieria costiera. Tuttavia, in caso di avvistamento, avevano bisogno di comunicarlo con i lanciarazzi poiché all'epoca non c'era la radio.
Dopo il 1917, diversi aerei furono utilizzati anche per operazioni di disturbo e sabotaggio dietro le linee austriache, ad esempio sganciando, di notte,  bombe incendiarie sui depositi nemici.
Più tardi, quando il monoposto M.5 iniziò a sostituire l'M.3 in alcuni dei suoi ruoli principali, quest’ultimo fu utilizzato anche per una serie di operazioni di trasporto e successivo recupero degli agenti segreti italiani infiltrati dietro le linee nemiche. L'M.3 fu anche utilizzato con successo nell’appena nata specialità della fotografia aerea e della fotogrammetria riportando, per esempio, la posizione delle navi austro-ungariche a Pola, Cattaro e in altri porti nella sponda Est dell’Adriatico.
Marinai austro-ungarici posano davanti a un idrovolante italiano Macchi L.3 catturato dalla k.u.k. Kriegsmarine.
La foto è stata probabilmente scattata nel 1917 presso la base navale delle Bocche di Cattaro (oggi in Montenegro).
"Le Bocche di Cattaro" è il nome geografico dato, più propriamente, all'apertura di un diramato golfo, quasi un fiordo, che intacca profondamente la costa all'estremità meridionale della Dalmazia. Il nome, per convenzione, si estende però anche al complesso dei tre bacini interni che costituiscono questa profonda insenatura.
Nel corso della guerra Cattaro fu soggetta a numerosi bombardamenti aerei da parte di squadriglie italiane e inglesi.

Fotografia   scattata nel 1917. Caricata da Kerekes Jenő,   parte di Commons Batch uploading Fortepan.H
[Clicca sull'immagine per ingrandirla]
Reparti
Le squadriglie che lo impiegarono furono numerose: dalla 251ª alla 265ª, con la 253ª Squadriglia di Venezia particolarmente attiva nella fotogrammetria e nelle missioni clandestine. E, come abbiamo detto, Casagrande, comandante della 253ª Squadriglia, con il suo M.3 fu protagonista di operazioni segrete per la rete di spionaggio Giovane Italia, trasportando e recuperando i nostri agenti anche in piena notte e sotto il fuoco nemico.

Dopo la guerra
Dopo il 1918, l’M.3 fu convertito in aereo da addestramento, con doppi comandi e struttura rinforzata. Rimase in servizio fino al 1924, sotto la neonata Regia Aeronautica.
Conclusione
Il Macchi M.3 fu il primo idrovolante italiano con elevate prestazioni e grande affidabilità. Volò leggero tra cielo e mare, lì dove l’ingegno si fece poesia e l’eleganza divenne forma. Nelle albe silenziose della Grande Guerra, tracciò rotte di speranza e di bellezza, portando con sé il coraggio di una nazione in volo verso la vittoria.



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