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Pomilio SP4 - Giovane Italia

Agenti segreti italiani nei territori occupati
LA GIOVANE ITALIA
MAGGIO - NOVEMBRE 1918
LA GIOVANE ITALIA - AGENTI SEGRETI ITALIANI NEI TERRITORI OCCUPATI
LA GIOVANE ITALIA
L'aereo da ricognizione e bombardamento leggero protagonista del primo lancio paracadutato in azione bellica
SAVOIA-POMILIO SP.4
“Dove l’ala incontra il coraggio”

                       © LA GUERRA ALL'ORIZZONTE

Introduzione
Il Savoia-Pomilio SP.4 fu un velivolo bimotore da ricognizione armata e bombardamento leggero, progettato dalla Fabbrica Aeroplani Ing. Ottorino Pomilio e prodotto dalla AER di Orbassano (Torino) durante la Prima guerra mondiale. Evoluzione diretta dei precedenti SP.1, SP.2 e SP.3, derivava concettualmente dal Farman MF.11 francese, ma ne superava le limitazioni con soluzioni tecniche più avanzate.
Progetto e struttura
Il Savoia-Pomilio SP.4 rappresentava un'evoluzione audace nel panorama dell'aviazione militare italiana della Grande Guerra. Per la prima volta nella serie SP, si adottò una configurazione bimotore con propulsione traente, una scelta che migliorava sensibilmente la stabilità in volo e garantiva una potenza superiore rispetto ai modelli precedenti.
La sua struttura, solida e ingegnosa, conservava la caratteristica doppia trave di coda, un'eredità dei prototipi antecedenti che assicurava robustezza e una manovrabilità sorprendente per un velivolo di quelle dimensioni. Al centro del velivolo, una gondola ospitava l’equipaggio disposto in tandem, incastonata tra i due motori.
Questa soluzione offriva una visibilità eccellente e un accesso agevole agli strumenti di bordo, rendendo l’esperienza di volo più efficiente e meno affaticante per i piloti. Il carrello fisso, semplice e resistente, rifletteva la tecnologia dell’epoca: essenziale, ma affidabile.
Nonostante le sue qualità tecniche, la produzione dello SP.4 fu limitata a soli 152 esemplari. Le ragioni erano molteplici e tutte legate alle difficoltà industriali del tempo. Le dimensioni del velivolo risultavano eccessive per gli hangar standard, costringendo a modifiche strutturali onerose. Il costo unitario, stimato in ben 53.000 lire, rappresentava un ostacolo non trascurabile per un’Italia già provata dalla guerra. A ciò si aggiungevano la carenza di materie prime e di manodopera qualificata, oltre ai frequenti ritardi nella consegna dei radiatori, componenti essenziali per il funzionamento dei motori.
Così, il Savoia-Pomilio SP.4 rimase un esempio brillante di ingegneria aeronautica, ma anche un simbolo delle sfide logistiche e produttive che l’Italia affrontava durante il conflitto. Un velivolo che, pur non raggiungendo una diffusione massiccia, lasciò il segno nella storia dell'aviazione militare.


Lunghezza
  • 10,70 m.
Apertura alare
  • 19,80 m.
Altezza
  • 3,65 m.
Peso a vuoto
  • 1.700 kg.
Peso a pieno carico
  • 2.300 kg.
Motori
Velocita max.
  • 150 km/h
Autonomia
  • ca. 450 / 550 km.
Quota operativa
  • ca. 4.500 m.
Armamento
  • 1 - 2  Mitragliatrici Fiat Mod. 14
  • 4/8 bombe leggere
Impiego operativo
L’autunno del 1917 segnò l’ingresso del Savoia-Pomilio SP.4 nell’organico del Corpo Aeronautico Militare del Regio Esercito. In un momento in cui l’Italia cercava nuove soluzioni per affrontare un nemico sempre più radicato nei territori occupati, questo velivolo divenne uno strumento prezioso per diverse squadriglie, tra cui la 61ª, la 62ª e la 22ª. Il suo impiego si estese ben oltre le semplici ricognizioni: fu utilizzato per bombardamenti leggeri e missioni speciali, spesso al limite dell’audacia. Tuttavia, nonostante le speranze iniziali, il SP.4 si rivelò inadatto al ruolo di caccia notturno, funzione per la quale era stato inizialmente pensato.

La sua vera forza emerse altrove
Rispetto al più noto Caproni Ca.3, il SP.4 offriva una configurazione più favorevole per operazioni clandestine. La posizione dei motori e la struttura della fusoliera lo rendevano ideale per il lancio di agenti segreti oltre le linee nemiche. Fu proprio questo velivolo a diventare il mezzo privilegiato per l’inserimento di spie e sabotatori, anticipando — con sorprendente modernità — le tecniche delle future operazioni di intelligence.
In quelle missioni silenziose, il SP.4 non era solo un aereo: era un complice, un alleato invisibile che trasportava uomini carichi di coraggio e segreti, pronti a sfidare l’occupazione con l’arma dell’informazione e del sabotaggio. Ogni volo era un atto di fede, ogni atterraggio una promessa di resistenza. E così, tra le pieghe della storia ufficiale, il SP.4 trovò il suo posto: non come caccia, ma come messaggero di una guerra combattuta nell’ombra.
Il primo lancio bellico con paracadute: la missione di Alessandro Tandura
Il Savoia-Pomilio SP.4 è passato alla storia dell’aeronautica non tanto per le sue caratteristiche tecniche, quanto per un evento straordinario: fu da questo velivolo che, nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1918, il tenente Alessandro Tandura si lanciò con il paracadute, diventando il primo paracadutista impiegato in azione bellica.
Tandura, militante della Giovane Italia, aveva il compito di infiltrarsi oltre le linee nemiche, nel territorio occupato dagli austro-ungarici dopo la ritirata italiana sulla linea del Piave. La sua missione: raccogliere informazioni strategiche per il comando italiano.
Il Pomilio SP.4 decollò dal campo di volo di Villaverla con un equipaggio d’eccezione: il Maggiore William George Barker, pilota, e il Capitano William Wedgwood Benn, osservatore, entrambi appartenenti al Royal Flying Corps.

Un’operazione congiunta di intelligence
La missione era frutto di una lunga preparazione, resa possibile dalla collaborazione tra i servizi segreti italiani e britannici. A coordinare la parte inglese c’era il Maggiore (poi Tenente Colonnello) John Fillis Carré Carter, ex membro dell’MI5, inviato a Roma nel marzo 1918 per affiancare la Sezione Speciale di Intelligence della Forza di Spedizione Italiana. Inizialmente impegnato nel contrasto allo spionaggio tedesco e austro-ungarico, Carter fu coinvolto, a partire da giugno, nel progetto di lancio degli agenti della Giovane Italia dietro le linee nemiche.
Durante la fase preparatoria furono effettuati due lanci dimostrativi da personale britannico, nei campi di volo di Grossa di Gazzo e San Pelagio. All’epoca, l’uso del paracadute era riservato agli osservatori sui palloni frenati e non era mai stato impiegato in azioni di guerra.

Modifiche al velivolo per una missione pionieristica
Per questa operazione, il Comando italiano scelse di modificare il Savoia-Pomilio SP.4: fu installata una botola posteriore con sedile ribaltabile sul quale il paracadutista sedeva con le gambe penzoloni nel vuoto. Una fune collegava il paracadute, alloggiato sotto la fusoliera, al sedile. L’apertura della botola era controllata dall’osservatore, ma non esisteva alcun sistema di comunicazione tra lui e il paracadutista, che poteva solo intuire il momento del lancio.


Un tesoro visivo di inestimabile valore
Grazie alla generosa disponibilità del National Army Museum di Londra, abbiamo avuto l’onore di accedere a una straordinaria raccolta fotografica conservata dal tenente colonnello John Fillis Carré Carter durante il suo servizio nell’intelligence in Italia.
Tra le immagini, spiccano alcune testimonianze visive di eccezionale interesse storico: fotografie che documentano le dimostrazioni di lancio effettuate nei campi di volo di Grossa di Gazzo e San Pelagio. Questi scatti, rari e intensi, ci permettono di rivivere momenti pionieristici dell’aeronautica militare e dell’intelligence alleata durante la Prima Guerra Mondiale.
Un sentito ringraziamento va al National Army Museum per averci concesso l’opportunità di condividere questo patrimonio visivo con quanti ci leggono. La loro disponibilità ha reso possibile la valorizzazione di una memoria storica che merita di essere conosciuta, custodita e tramandata.
Alcuni ufficiali davanti al Savoia Pomilio SP.4 modificato
(si noti l'alloggiamento del paracadute)
Da sinistra a destra (escludendo i primi tre militari a sinistra) gli ufficiali sono: il tenente colonnello Billy Mitchell dell'esercito americano (di spalle sotto la coccarda del Pomilio), il maggiore Finzi della 4a intelligence dell'esercito italiano, il capitano Clairac dell'esercito francese, il tenente colonnello P. Joubert de la Ferte, comandante del 14° stormo della Royal Air Force, il capitano Henderson, British Staff Office 6th Army e il tenente Coburn, Wing Equipment Officer.
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-91-3-4
Il capitano Bowen (al centro) indossa l'imbracatura del paracadute prima del lancio del 26 giugno 1918 a Grossa di Gazzo.
I test furono condotti da ufficiali alleati del Royal Flying Corps negli aeroporti di Grossa e San Pelagio nel giugno 1918. Alla sinistra di Bowen c'è il tenente colonnello Billy Mitchell dell'United Sates Army Air Service.
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-91-3-2
Il capitano Bowen appena lanciato dal Savoia Pomilio SP.4 sulla verticale del campo di volo di Grossa - 26 giugno 1918
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-91-3-6
Il capitano Bowen dopo il lancio dal Pomilio SP.4.
Accanto, un aereo RE8 del Royal Flyng Corps mentre scatta fotografie del test - 26 giugno 1918
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-91-3-7
Regolazione dell'imbracatura del capitano McClure prima del lancio al campo di volo di San Pelagio - 28 giugno 1918
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-91-3-12
Il Capitano Bowen poco prima di toccar terra al campo di volo di Grossa - 26 giugno
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-91-3-8

Discesa del Capitano McClure dopo il lancio al campo di volo di San Pelagio - 28 giugno 1918
Folla di militari accorre verso il punto d'atterraggio.
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-91-3-12
Ufficiali italiani e britannici si complimentano con il Capitano McClure dopo il lancio all'aeroporto di San Pelagio - 28 giugno 1918
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-91-3-14

Il fascicolo originale classificato segreto come "Agent Dropping", 1918
Il fascicolo apparteneva al maggiore John Carter e contiene corrispondenza, rapporti e piani relativi a prove ed esperimenti di sganciamento di agenti da un aereo SP.4 italiano dietro le linee nemiche sul fronte italiano tra marzo e settembre 1918.
Da documenti raccolti dal tenente colonnello John Fillis Carré Carter, Sezione G, British Intelligence, Londra e Italia, 1917-1918.
Courtesy of The National Army Museum - Londra - NAM. 2004-06-94-5
Copyright/Proprietà
Copyright della corona inglese
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Conclusione
Progettato per osservare, adattato per colpire, scelto per osare: il Savoia-Pomilio SP.4 fu il velivolo che portò gli uomini oltre le linee nemiche e oltre i limiti della guerra. Con il suo rombo, l’Italia lanciò non solo un paracadutista, ma un messaggio di audacia e vittoria.



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Fonti e bibliografia
Libri e opere di riferimento
  • Davilla, Jack. L'aviazione italiana nella Prima Guerra Mondiale. Vol. 3: Aircraft M–W. Una prospettiva centenaria sugli aerei della Grande Guerra 75. Torino: Kellermann Editore, 2020.
  • Gentilli, Roberto, e Paolo Varriale. I Reparti dell'Aviazione Italiana nella Grande Guerra. Roma: Ufficio Storico Aeronautica Militare, 1999.
  • Taylor, Michael J.H. Jane’s Encyclopedia of Aviation. 2nd ed. London: Studio Editions, 1989.
  • The Illustrated Encyclopedia of  Aircraft. London: Aerospace Publishing, 1985.
Fonti online
  • “Savoia-Pomilio SP.2.” Wikipedia Italia. Ultima modifica 7 agosto 2023. https://it.wikipedia.org/wiki/Savoia-Pomilio_SP.2
  • “Il primo paracadutista al mondo in azione di guerra.” Italiani in Guerra – WordPress. Accesso 14 agosto 2025. https://italianiinguerra.wordpress.com
Archivi e collezioni
  • National Army Museum, London. Online Collection: The parachute tied up under the forward observer's seat, 26 June 1918.
  • Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia (ANPDI). Rassegna storica sul lancio di Alessandro Tandura. Accesso 2025.

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