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Voisin - Giovane Italia

Agenti segreti italiani nei territori occupati
LA GIOVANE ITALIA
MAGGIO - NOVEMBRE 1918
LA GIOVANE ITALIA - AGENTI SEGRETI ITALIANI NEI TERRITORI OCCUPATI
LA GIOVANE ITALIA
TRA BOMBARDAMENTI, RICOGNIZIONI E SPIONAGGIO
VOISIN  III
Un velivolo, tanti ruoli

Origini e diffusione
Il Voisin III fu progettato da Gabriel Voisin nel 1914 come evoluzione del Voisin I, con maggiore potenza e stabilità.
Fu uno dei primi bombardieri leggeri della storia, impiegato inizialmente dall’Aéronautique Militaire francese sul fronte occidentale.
Ne furono costruiti oltre 800 esemplari, impiegati da numerose nazioni: Italia, Francia, Belgio, Regno Unito, Russia, Romania, Serbia e persino Svizzera.
L’Italia lo impiegò fin dal 1915, soprattutto per ricognizione e osservazione, ma anche per bombardamenti tattici.
Lunghezza
  • 9,50 m.
Apertura alare
  • 14,74 m. [ala superiore]
  • 12,54 m. [ala inferiore]
Altezza
  • 2,95 m.
Peso a vuoto
  • 950 kg.
Motore
  • Costr. francese: Salmson Canton-Unné M.9 Radiale da 130 CV
  • Costr. italiana: Isotta Fraschini V.4B da 150 cv [primi 100 esemplari]
Velocita max.
  • 105 km/h
Autonomia
  • ca. 4h 30min
Quota operativa
  • ca. 3.500 m.
Armamento
  • Mitragliatrice Lewis 7,7 mm o Cannone Hotchkiss da 37 mm
  • bombe fino a 150 kg
Un profilo tecnico che favoriva l’audacia
Il Voisin III era un biplano biposto in configurazione spingente, cioè con l'elica dietro il motore che era posizionato posteriormente la cabina che rimaneva libera per l’osservatore. Questa configurazione, con la visuale frontale libera, era ideale per ricognizione e bombardamento.
La struttura in acciaio e tela, robusta e resistente, e il carrello quadriciclo con freni, permettevano atterraggi anche in terreni poco preparati o, addirittura, del tutto improvvisati.
Voisin della 26a Squadriglia al campo di volo di Santa Maria la Longa (UD) (1916-1917)
Dalla Francia all’Italia: un viaggio strategico
I primi Voisin furono importati dalla Francia, ma presto l’Italia ne avviò la produzione su licenza, montando motori Isotta Fraschini V4B. Le squadriglie italiane ne fecero largo uso per la ricognizione e l'osservazione aerea a supporto dell'artiglieria nonché per alcune missioni di bombardamento leggero.
Personale di terra in forza alla VIIa Squadriglia davanti al Voisin V.589 (si nota il motore Salmson M.9 radiale da 130 CV)
Il Voisin V. 1317 di costruzione italiana con motore Isotta Fraschini da 150 CV
Il Voisin III: silenzioso protagonista dell’intelligence italiana
Dopo la drammatica ritirata di Caporetto nel 1917, il Voisin III tornò a solcare i cieli italiani, questa volta con un compito ancora più delicato: le missioni di ricognizione e infiltrazione. Con la nascita del Gruppo Speciale Aviazione I, il velivolo fu riconfermato per operazioni di osservazione, ma anche per un impiego più audace e segreto: il trasporto degli agenti della “Giovane Italia”.
Già il 30 maggio e il 20 agosto 1918, il Voisin era stato protagonista di voli notturni oltre le linee nemiche, portando uomini incaricati di raccogliere informazioni, sabotare infrastrutture e coordinare la resistenza locale. Queste missioni richiedevano un aereo capace di atterrare in zone isolate, spesso prive di piste, e di farlo con discrezione e sicurezza.
Per le sue caratteristiche costruttive — robustezza, stabilità e carrello quadriciclo — il Voisin fu scelto dall’Ufficio Informazioni della 3ª Armata, in accordo con il Comando Aeronautico. Successivamente, anche l’Ufficio Informazioni dell’8ª Armata ne fece uso, confermando il ruolo del Voisin III come strumento silenzioso di guerra e speranza.
Conclusione
Il Voisin III non fu solo un aereo: fu un ponte tra il cielo e la terra, tra la guerra convenzionale e l’intelligence. La sua versatilità e affidabilità lo resero protagonista di una pagina poco nota ma cruciale della storia italiana, dove il volo non serviva solo a combattere, ma anche a sperare, spiare e liberare.



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