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Bragagnolo Pietro - La Guerra all'orizzonte


 1940 -1945
I  CADUTI  DI  QUINTO  DI  TREVISO



Caporal maggiore Pietro Bragagnolo


Nato a Quinto di Treviso il 14 marzo 1921.

Figlio di Marco e Grespan Luigia.

Arruolato nel 37° Reggimento fanteria (Divisione Ravenna).


Disperso il 17 dicembre 1942 sul fronte russo nei pressi di Bogučar [Bogutciarsky] durante le prime fasi del ripiegamento successivo all'inizio dell'offensiva sovietica.
Il luogo della sepoltura è ignoto.


Medaglia di Bronzo al Valor Militare:

Capo squadra fucilieri sistemata a centro di resistenza su di una quota, col suo contegno calmo e sereno, con l'esempio costante ai propri dipendenti resisteva con bravura ai reiterati attacchi avversari che ricacciava sempre infliggendogli perdite gravissime. Col suo contegno e con i risultati ottenuti contribuiva in modo efficace al felice esito dell'azione. Quota 220 - Ansa di Werch Mamon (fronte russo), 20 agosto 1942.
La Divisione di Fanteria “Ravenna”  affondava le sue radici nella Brigata omonima, costituita nel 1859.
Ricostituita come "Divisione" il 25 marzo 1939 ad Alessandria, riuniva il 37º e 38º Reggimento fanteria “Ravenna” e l’11º Reggimento artiglieria “Ravenna”.
Nell’estate del 1942 la divisione, composta da circa 14 mila uomini, venne inviata sul fronte orientale, schierata alle spalle del XXV° Corpo d’armata, nella zona di Losovaja.
A luglio raggiunse Stalino e poi Vorošilovgrad, avanzando verso il Donec e il Don. Qui assunse la difesa del settore compreso tra la grande ansa di Werch Mamon e la confluenza della Bogučarka, dove l’Armata Rossa aveva consolidato una testa di ponte particolarmente favorevole per future offensive. Alla “Ravenna” fu affidato uno dei tratti più delicati dell’intero schieramento dell’ARMIR.
Già tra il 20 agosto e il 1º settembre 1942, da poco schierata sul fronte del Don, la divisione respinse ripetuti e violenti attacchi sovietici, subendo perdite molto pesanti.
Il colpo decisivo giunse però sul finire dell'anno [17 dicembre '42 - 15 gennaio '43], quando l’Armata Rossa concentrò proprio su quel settore lo sforzo principale dell’offensiva contro l’ARMIR.
Contro la “Ravenna” furono impiegate sette divisioni (di guardia e di fanteria), un corpo corazzato con circa 500 carri armati e un imponente supporto di artiglieria: oltre 5.000 pezzi, tra cannoni, mortai pesanti e lanciarazzi “Katiuscia”. La densità di fuoco raggiunse un rapporto di un’arma ogni venti metri di fronte.
Per sei giorni la divisione resistette in condizioni disperate, perdendo tra il 75 e l’80 per cento degli effettivi nei reparti avanzati. Alla fine, la pressione sovietica aprì una breccia e i carri armati dilagarono nelle retrovie, spezzando lo schieramento dell’ARMIR. Due colonne della “Ravenna”, in ripiegamento, vennero accerchiate: solo pochi uomini riuscirono a salvarsi nelle settimane successive.
I superstiti della “Ravenna” giunti a Belowodsk  ammontavano a 21 ufficiali e 184 uomini di truppa, compresi elementi meno validi e feriti che, con l’aiuto di slitte avevano seguito il ripiegamento.
PRESENTE NEL MONUMENTO AI CADUTI
Presente nel Registro del Ministero della Difesa dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale
Presente nel Registro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra

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