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Guida - La Guerra all'orizzonte

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QUINTO DI TREVISO - 1940 / 1945
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LA CAMPAGNA DI RUSSIA - IL FRONTE DEL DON
GUIDA ESSENZIALE
ARMIR – L’Armata Italiana in Russia (1942–1943)
 
Nell’estate del 1942, mentre la guerra sul fronte orientale si allargava senza tregua, il Regno d’Italia decise di rafforzare il proprio contributo accanto alla Germania. Il CSIR, già impegnato in Ucraina dal 1941, venne ampliato e trasformato nella ARMIR, una grande armata destinata a presidiare un lungo tratto del fronte sul Don.

Una forza imponente, ma fragile
 
Al comando del generale Italo Gariboldi, l’ARMIR raggiunse circa 230.000 uomini: divisioni di fanteria, artiglieria, servizi logistici e, soprattutto, il Corpo d’Armata Alpino, con le divisioni Tridentina, Julia e Cuneense. Era una forza numerosa, ma non pienamente attrezzata per un teatro vasto, mobile e segnato da inverni estremi. La scarsa motorizzazione, le armi anticarro insufficienti e l’equipaggiamento invernale inadeguato ne limitarono fin dall’inizio le possibilità operative.

Sul Don, in attesa della tempesta
 
Schierata lungo il medio Don tra l’estate e l’autunno del 1942, l’ARMIR ebbe il compito di difendere un settore esteso e vulnerabile, mentre l’attenzione tedesca era concentrata su Stalingrado. Le truppe italiane vissero mesi di relativa quiete, interrotta da scontri locali e da un crescente senso di precarietà: il fronte era troppo lungo, i mezzi troppo pochi, il nemico sempre più presente.

L’inverno del 1942–43
 
Il 16 dicembre, con l’Operazione Piccolo Saturno, l’Armata Rossa sferrò l’offensiva che travolse l’intero schieramento dell’ARMIR. Le divisioni di fanteria furono rapidamente sopraffatte; il Corpo d’Armata Alpino, più compatto, resistette fino all’inizio della seconda parte dell’offensiva sovietica, denominata Ostrogožsk–Rossoš’, che dal 12 gennaio dilagò dal Nord. Le Divisioni alpine affrontarono una strenua difesa, prima e, poi, una lunga e durissima ritirata nella neve e nel gelo, spesso combattendo per aprirsi la strada.

Il rientro e il bilancio
 
Quando, nella primavera del 1943, i superstiti rientrarono in Italia, l’ARMIR era di fatto annientata. L’esperienza sul fronte russo rimase una delle pagine più dure e controverse della partecipazione italiana alla guerra: una combinazione di sacrificio individuale, limiti strutturali e scelte strategiche che si rivelarono fatali.


OFFENSIVE RUSSE
Come orientarsi tra i vari nomi
(e perché sembrano tutti parlare della stessa cosa)

 
Prima battaglia difensiva del Don  [DENOMINAZIONE ITALIANA]
Termine usato quasi solo dalla storiografia italiana.
Periodo: indica gli scontri del dicembre 1942, quando l’ARMIR tentò di resistere alla prima ondata dell’offensiva sovietica lungo il fronte del Don.
Contesto: inizio dell’Operazione Piccolo Saturno
Esito: crollo del fronte italiano sul medio Don. Le divisioni di fanteria (Ravenna, Cosseria, Sforzesca, Torino)  furono travolte.
Fu la prima fase della disfatta dell’ARMIR.
Periodo:11–20 dicembre 1942 circa

Operazione Piccolo Saturno  [DENOMINAZIONE SOVIETICA]
Nome sovietico (e internazionale). Fu l’offensiva lanciata dall’Armata Rossa contro le armate dell’Asse sul Don, con l’obiettivo di tagliare i collegamenti tedeschi verso Stalingrado.
    Periodo: 16–31 dicembre 1942
Obiettivo: sfondare le linee italiane e tedesche, puntare verso Rostov
Risultato: sfondamento totale del settore italiano
Corrisponde, in larga parte, alla “Prima battaglia difensiva del Don” vista dal lato italiano.


Seconda battaglia difensiva del Don  [DENOMINAZIONE ITALIANA]
Anche questo è un termine solo italiano, che raggruppa la seconda ondata dell’offensiva sovietica, quella che travolse il Corpo d'Armata Alpino.
Periodo: 12–26 gennaio 1943
Contesto: nuova offensiva sovietica dopo Piccolo Saturno
Esito: accerchiamento del Corpo d’Armata Alpino, ritirata nella neve, Battaglia di Nikolaevka.
Fu la fase finale della distruzione dell’ARMIR.

Offensiva Ostrogožsk–Rossoš’ [DENOMINAZIONE SOVIETICA]
Nome sovietico dell’operazione che colpì:
la 2ª Armata ungherese [a Nord del Corpo d'Armata Alpino], il Corpo d’Armata Alpino italiano e alcuni reparti tedeschi del 24° Panzerkorps.
Periodo: 12–27 gennaio 1943
Obiettivo: accerchiare e distruggere le forze dell’Asse sull’alto Don
Risultato: crollo ungherese, accerchiamento del Corpo d'Armata Alpino italiano, caduta di Rossoš’.
Corrisponde, quasi perfettamente, alla “Seconda battaglia difensiva del Don” vista dal lato italiano.
 

Questa carta mostra l’Europa orientale nel 1942, con il fronte del Don evidenziato. Da Treviso a Stalingrado, la distanza non è solo geografica: è storica, politica, umana.
Osserva la mappa, individua il fronte, immagina il gelo, la vastità, l’isolamento. È lì che si muovevano — e si sono fermati — i nostri concittadini.


Clicca sulla mappa per accedere a quella dettagliata del fronte: una linea sottile, ma carica di storia. ←
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