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Caldato Carlo - La Guerra all'orizzonte


 1940 -1945
I  CADUTI  DI  QUINTO  DI  TREVISO


Artigliere Carlo Caldato

Nato a Quinto di Treviso l' 8 settembre 1921.

Arruolato nel 3° Reggimento Artiglieria Alpina, Gruppo Conegliano, in forza alla Divisione Julia.

Nell'agosto del 1942 partì per la Russia in forza alla Divisione Julia.


Disperso il 31 gennaio 1943 sul  fronte russo durante l'offensiva sovietica denominata "Ostrogožsk-Rossoš".
Il luogo della sepoltura è ignoto.



La Seconda battaglia difensiva del Don / Offensiva Ostrogožsk‑Rossoš – Sintesi storica

Con il nome di Offensiva Ostrogožsk‑Rossoš la storiografia sovietica e internazionale indica la terza grande fase dell’offensiva invernale dell’Armata Rossa tra il 1942 e il 1943, successiva alle operazioni Urano e Piccolo Saturno. L’azione si sviluppò tra il 12 e il 27 gennaio 1943 nel settore dell’alto corso del Don, un’area già duramente provata dal crollo delle difese dell’ARMIR nel dicembre precedente.
L’attacco sovietico, preparato con ingenti concentramenti di artiglieria e reparti corazzati, colpì inizialmente le linee della 2ª Armata ungherese, che cedettero rapidamente. Nel giro di pochi giorni il successo dell’avanzata coinvolse anche reparti tedeschi e travolse il Corpo d’Armata Alpino italiano, che rappresentava l’ultima grande unità dell’8ª Armata ancora in grado di combattere dopo la disfatta del dicembre 1942.
Il Corpo Alpino – composto dalle divisioni Tridentina, Julia, Cuneense e dalla divisione di fanteria Vicenza – si trovò così esposto su entrambi i fianchi e, privo di riserve e di mezzi corazzati, fu costretto a ripiegare in condizioni drammatiche. La ritirata, iniziata senza preparazione e sotto un clima rigidissimo, si trasformò in una lunga marcia attraverso la steppa, con colonne composte da alpini, reparti tedeschi sbandati e ciò che restava delle unità ungheresi.
Il momento decisivo fu la battaglia di Nikolaevka del 26 gennaio 1943, quando i resti della Tridentina, sostenuti da pochi mezzi tedeschi, riuscirono a sfondare l’ultimo sbarramento sovietico e a raggiungere le linee amiche. Per molte altre unità, invece, la ritirata si concluse tragicamente: la Julia, la Cuneense e la Vicenza furono accerchiate a Valujki e costrette alla resa nei giorni successivi.
Le perdite furono enormi: secondo le fonti, l’8ª Armata italiana subì oltre 51.000 tra morti e dispersi solo in questa fase dell’offensiva. Nella storiografia italiana, l’insieme degli eventi di dicembre 1942 e gennaio 1943 è indicato come Seconda battaglia difensiva del Don, espressione che riassume il crollo del fronte e la distruzione delle forze italiane impegnate sul Don.
Per molti soldati italiani dichiarati dispersi in quei giorni – come per il nostro Carlo Caldato – la data di gennaio 1943 coincide con il caos della ritirata, con gli accerchiamenti successivi o con la cattura da parte delle forze sovietiche, spesso preludio alla terribile prigionia nei campi dell’interno russo.

PRESENTE NEL MONUMENTO AI CADUTI
Presente nel Registro del Ministero della Difesa dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale
Presente nel Registro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra

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