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Carniel Giovanni - La Guerra all'orizzonte


 1940 -1945
I  CADUTI  DI  QUINTO  DI  TREVISO


Artigliere Giovanni Carniel


Nato a Quinto di Treviso il 10 marzo 1921.
Figlio di Domenico e Pizzolato Angela.
Arruolato nel 3° Reggimento Artiglieria Alpina, Gruppo Conegliano.
Il suo reparto, in forza alla Divisione "Julia" partì, in tradotta, per la Campagna di Russia nell'agosto del 1942.
Verso la fine di settembre, la Divisione fu schierata tra Kuvschin e Karawut nella parte del fronte, lungo il Don, assegnata al Corpo d'Armata Alpino. Fronte che, verso Sud, si congiungeva al settore assegnato all'ARMIR [Armata Italiana in Russia].
Con l'inizio della violenta offensiva sovietica denominata "Operazione Piccolo Saturno", la Divisione fu spostata, oltre il gomito del Don a Novakalitva [Novaya-Kalitva] in supporto delle divisioni dell'ARMIR.
Mentre le divisioni di Fanteria [Ravenna, Pasubio, Torino] cedendo alla violenta pressione delle truppe sovietiche iniziarono a ritirarsi disordinatamente dividendosi in due blocchi, i reparti della Julia mantennero la posizione sul Don impegnandosi in una strenua resistenza dal 17 dicembre 1942 al 17 gennaio 1943 assieme a forze tedesche.
Le perdite per fatti di guerra e per le proibitive condizioni meteo furono molto elevate.
Il 14 gennaio un nuovo attacco russo nel settore più a nord del Corpo Alpino, provocò, il giorno dopo, lo sfondamento del fronte e la Julia fu costretta a forzare gli sbarramenti sovietici per raggiungere le retrovie.
Il 17 gennaio, il Corpo d'Armata Alpino, iniziò il ripiegamento dalla linea del fronte sul Don.
Anche la Divisione Julia, già duramente provata e quasi annientata dalla resistenza a Nowo Kalitwa, iniziò la ritirata ma già il 19 e 20 gennaio 1943 fu coinvolta nella sanguinosa battaglia di Nowo Postojalowka .
I superstiti della Divisione si portarono nella zona di Postojalyi dove vennero nuovamente accerchiati e assaliti da preponderanti forze motorizzate russe che catturarono gran parte dei soldati.
Una parte di quanti riuscirono a sottrarsi alla cattura raggiunse Nowo Georgiewkj e si unì alla Divisione Tridentina che, pochi giorni dopo, si rese protagonista della drammatica battaglia di Nikolaevka.
Altri scampati all'accerchiamento di  Postojalyi riuscirono ad agganciarsi alla Divisione Cuneense giungendo a Waluiki.
Durante la lunga marcia di ripiegamento, molti reparti si distinsero in disperate ed eroiche azioni contro le truppe regolari e i partigiani russi. Alla fine, al rientro in Italia, mancheranno circa diecimila alpini della “Julia” tra caduti e dispersi.
Giovanni Carniel morì il 4 febbraio 1943 per le ferite riportate in combattimento.
Fu sepolto nel Cimitero Militare Tedesco a Charkov [oggi Charkiv in Ucraina...] sul fronte russo .
Le sue spoglie furono esumate nel 1996 e traslate nel 1998 nel cimitero di Quinto di Treviso.


Medaglia di Bronzo al Valor Militare:


Artigliere alpino 3° artiglieria da montagna, gruppo "Conegliano" (alla memoria). Già distintosi in  precedenti azioni, durante un duro ripiegamento confermava il suo coraggio in accaniti corpo a corpo per rompere l'accerchiamento che l'avversario continuamente rinnovava. In un ultimo disperato assalto, colpito a morte, cadeva da prode. Fronte russo, 15 dicembre 1942 - 4 febbraio 1943.





A Novakalitva, la Divisione Julia fu chiamata a sostenere una difesa durissima, protrattasi dal 17 dicembre 1942 al 17 gennaio 1943. Le nuove posizioni sorgevano in mezzo ai campi, una distesa nuda e bianca, senza un albero o un riparo naturale. Il gelo, spesso quasi un metro, rendeva faticoso anche solo tentare di scavare una trincea o un ricovero, e ogni lavoro era interrotto dai continui attacchi.
Molti alpini trascorsero così giorni e notti all’aperto, esposti a temperature estreme e con un equipaggiamento che non era pensato per simili condizioni. I casi di congelamento furono numerosissimi, almeno fino ai primi di gennaio, quando arrivarono stivali di feltro e qualche indumento in più. Il vitto, nei primi tempi, era ridotto a gallette e carne in scatola indurita dal freddo, senza la possibilità di una bevanda calda; perfino l’acqua era difficile da ottenere. Solo più tardi, e soltanto nelle ore notturne e in assenza di combattimenti, si riuscì a far giungere qualche pasto dal retro del fronte. Quasi tutto, dal pane alle razioni, doveva essere scongelato prima di poter essere consumato.

PRESENTE NEL MONUMENTO AI CADUTI
Presente nel Registro del Ministero della Difesa dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale
Presente nel Registro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra

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