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Scattolin Eugenio - La Guerra all'orizzonte


 1940 -1945
I  CADUTI  DI  QUINTO  DI  TREVISO



Artigliere Eugenio Scattolin

Figlio di Angelo.
Nato a Quinto di Treviso il 31 agosto 1915.
Arruolato nel 26° Reggimento di Artiglieria di Corpo d'Armata.

Morto in prigionia il 28 febbraio 1944 sul fronte russo   nel Lager N. 188 a Tambov.
"Il campo 188 di Tambov rappresenta per i prigionieri italiani la tomba più grande di tutta la Campagna di Russia. In queste fosse comuni dal gennaio 1943 a settembre 1945 sono stati sepolti 8.127 italiani di cui 6.909 nei primi sei mesi. A questi vanno aggiunti circa 4.000 morti durante il trasferimento in treno dai centri di raccolta vicino al Don (Kalac, Buturlinovka, Frolovo etc.) e lasciati a Rada (sobborgo di Tambov) che serviva da scalo ferroviario per il campo n. 188. Da un solo treno, con 1.940 prigionieri proveniente da Kalac , e giunto nella stazione di Rada il 17 gennaio' 43, furono scaricate e sepolte di fianco ai binari 1.340 salme. Erano morti assiderati nei vagoni." [Ministero della Difesa - CSIR - ARMIR Campi di prigionia e fosse comuni - marzo1996]



L' Artiglieria di Corpo d’Armata sul fronte del Don
Una spiegazione semplice per capire un contesto molto complesso

Quando il Regio Esercito partecipò alla campagna di Russia, non inviò soltanto divisioni complete, ma anche una serie di reparti specializzati – artiglieria pesante, mitraglieri, genio, servizi – che venivano assegnati ai comandi di corpo d’armata o direttamente al comando d’armata. Questi reparti non erano stabili: venivano spostati da un settore all’altro, a seconda delle necessità operative. Tra essi figuravano le artiglierie di corpo d’armata e d’armata, cioè i pezzi più pesanti e potenti a disposizione.

Come erano organizzate queste artiglierie:

Le artiglierie pesanti arrivarono in Russia sotto forma di raggruppamenti, ciascuno composto da più gruppi. Un gruppo era una piccola unità autonoma, con:
  • un reparto comando,
  • un reparto munizioni e viveri,
  • tre batterie da quattro pezzi ciascuna.
In totale, un gruppo contava circa 700 uomini, tutti motorizzati per traino dei cannoni e trasporto del personale.

Per il fronte orientale furono costituiti:
  • tre Raggruppamenti di Corpo d’Armata: 2°, 11°, 30°;
  • un Raggruppamento d’Armata: il 9°.
I Raggruppamenti di Corpo d’Armata venivano formati attingendo ai reggimenti di artiglieria pesante campale, mentre quello d’Armata proveniva dai reparti di artiglieria pesante d’armata.

L’elenco disponibile dei reggimenti di Corpo d’Armata
La legge del 9 maggio 1940 prevedeva 18 reggimenti di artiglieria di corpo d’armata. L’elenco disponibile comprende:
1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 6°, 7°, 8°, 9°, 10°, 11°, 12°, 13°, 14°, 15°, 20°, 21°, 22°.
Il 26° Reggimento non compare in questo elenco.   E non esistono, allo stato attuale, documenti che ne confermino l’esistenza come reparto di artiglieria di corpo d’armata.

Questa assenza è un dato importante per comprendere la difficoltà nel ricostruire la storia di Scattolin Eugenio.

Il loro impiego sul Don
Il 30° Raggruppamento era già in Russia dal 1941 con il CSIR; il 2° e l’11° arrivarono nell’estate 1942 con l’ARMIR. In teoria avrebbero dovuto essere assegnati ai tre corpi d’armata italiani, ma sul Don l’ARMIR si trovò a controllare quattro corpi d’armata (II, XXXV, Alpino e XXIX tedesco), complicando ulteriormente la distribuzione dei reparti.
I gruppi d’artiglieria vennero continuamente:
  • spostati,
  • aggregati a nuove unità,
  • assegnati a comandi tattici diversi.
Questo rende oggi molto difficile ricostruire con precisione la loro posizione e la loro sorte.

Dicembre 1942 – Gennaio 1943: il crollo
Le due grandi offensive sovietiche – dicembre 1942 contro la fanteria e gennaio 1943 contro le divisioni alpine – travolsero l’intero schieramento italiano. I gruppi d’artiglieria seguirono la sorte delle unità cui erano aggregati:
  • II Corpo d’Armata: ripiegamento iniziale verso le retrovie e verso il fronte improvvisato dalla Julia.
  • XXXV Corpo d’Armata e Divisione Torino: confluirono nel “blocco nord”, travolto dalle forze corazzate sovietiche.
  • Divisione Sforzesca: ripiegamento sotto pressione dei carri sovietici, formando il “blocco sud”.
  • Corpo d’Armata Alpino: ripiegamento di gennaio 1943, con gruppi d’artiglieria aggregati alle colonne alpine (Julia, Cuneense, ecc.).
Nessun pezzo d’artiglieria pesante uscì dalle sacche.   Tutti i gruppi furono distrutti o catturati.

Nota fondamentale per comprendere la confusione documentaria
I continui spostamenti, le aggregazioni temporanee e il caos delle ritirate spiegano perché:
  • i gruppi d’artiglieria vennero indicati in modo diverso nelle relazioni,
  • le mappe non coincidono,
  • i reparti risultano talvolta attribuiti a raggruppamenti diversi,
  • nei database moderni compaiono denominazioni non presenti negli ordini di battaglia ufficiali.
È proprio in questo contesto che può essere nata la dicitura “26° Reggimento Artiglieria di Corpo d’Armata”, probabilmente frutto di:
  • errori di trascrizione,
  • indicazioni sommarie fornite dai prigionieri,
  • documenti compilati in condizioni estreme,
  • confusioni tra gruppo, batteria, raggruppamento e reggimento.

Queste informazioni sono state inserite come contributo chiarificatore, a compensazione di ciò che la documentazione frammentaria non consente più di ricostruire con precisione, affinché la memoria del soldato non resti priva del contesto che merita.

Fonte, che qui ringraziamo, www.frontedeldon.it → Le artiglierie d’armata e di corpo d’armata dell’Armir

PRESENTE NEL MONUMENTO AI CADUTI
Presente nel Registro del Ministero della Difesa dei Caduti e Dispersi della 2ª Guerra Mondiale
Presente nel Registro del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra

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