LE COMUNICAZIONI
Comunicare per resistere: la battaglia invisibile delle informazioni
Tra tutti gli ostacoli da superare per garantire il successo della più audace impresa di spionaggio condotta in territorio occupato, il problema delle comunicazioni fu il più cruciale e delicato. Senza un sistema efficace per trasmettere le informazioni acquisite dai nostri agenti infiltrati — silenziosi protagonisti di un sacrificio sconosciuto ai più — ogni sforzo sarebbe stato vano.
Fino a quel momento, dopo gli eventi di Caporetto e la cristallizzazione del fronte lungo il corso del Piave nella pianura veneta, le notizie raccolte, spesso preziosissime, giungevano dai racconti di ufficiali italiani fuggiti dai campi di prigionia disseminati nei territori occupati. In particolare, rivelarono il funzionamento del servizio di vigilanza gestito dalla gendarmeria austro-ungarica. Queste notizie permisero, innanzitutto, di valutare le modalità di infiltrazione e, successivamente, i siti più idonei dove collocare i rifugi e le basi operative degli agenti segreti.
Il fronte da osservare con urgenza era quello settentrionale, a nord della linea ferroviaria Ponte di Piave, lungo cui si sarebbe potuta concentrare una manovra offensiva italiana. Era vitale anticipare ogni mossa nemica, leggere i segnali, carpire dettagli.
Per questo si decise di istituire due centri informativi:
- Il primo a Vittorio, cuore strategico per l’Alto Comando austriaco. Da lì si potevano monitorare:
- i movimenti a ridosso del Ponte della Priula
- i transiti lungo la Stretta di Serravalle, cruciale asse di collegamento fra la zona montana e quella pianeggiante
- Il secondo a Pordenone, nodo vitale per sorvegliare:
- il dispiegamento nemico tra Tagliamento e Livenza
- le direttrici ferroviarie e stradali Udine–Casarsa–Conegliano
Era nata, così, una rete silenziosa ma determinante, che avrebbe permesso alla "Giovane Italia" di guardare oltre il filo spinato e conoscere il nemico senza farsi vedere.
Ogni informazione che sarebbe stata raccolta o carpita al nemico era potenzialmente decisiva. Ma come farla arrivare in tempo al Comando?
Antefatto:
Come abbiamo detto, dopo il ripiegamento al Piave, il flusso diretto di informazioni — affidabile perché proveniente dal nemico stesso — si era praticamente interrotto. L’unico punto di contatto rimasto era costituito da pochi lembi di terreno nel tratto costiero dove il fiume sfocia nell'Adriatico. Questo riduceva drasticamente la possibilità di raccogliere notizie fresche.
Nonostante l'impegno meticoloso nell’analisi delle fotografie aeree e la costante osservazione da terra e dal cielo, le informazioni così ottenute non riuscivano a sostituire il valore indiscutibile dei racconti diretti: quelli di chi aveva visto con i propri occhi ciò che altri tentavano di interpretare sulle immagini e sui rapporti. Il Piave, che in precedenza aveva aiutato a bloccare l'avanzata nemica, sembrava ora proteggerlo, schermandolo alla sorveglianza del Comando Italiano.
Fu in questo contesto che, nel febbraio del 1918, il colonnello Ercole Smaniotto affidò al tenente Guido Manacorda un incarico pionieristico: testare il lancio di colombi viaggiatori da aeroplani, utilizzando piccoli paracadute. Le prime prove videro i volatili rinchiusi in cestini di vimini racchiusi da reti metalliche. Atterrati sani e salvi, si dimostrarono pronti per diventare messaggeri alati, capaci di trasportare comunicazioni vitali.
Questi esperimenti rappresentavano il tentativo concreto di risolvere uno dei problemi più critici dell’infiltrazione in territorio nemico: come comunicare in modo sicuro con gli agenti senza metterli in pericolo.
Il principio era chiaro: "Silenzio verso l'agente, voce dall'agente." In altre parole, le informazioni dovevano fluire dal territorio occupato verso il comando, non il contrario. Ogni messaggio inviato all’agente, se intercettato, avrebbe potuto comprometterlo irrimediabilmente.
Il principio era chiaro: "Silenzio verso l'agente, voce dall'agente." In altre parole, le informazioni dovevano fluire dal territorio occupato verso il comando, non il contrario. Ogni messaggio inviato all’agente, se intercettato, avrebbe potuto comprometterlo irrimediabilmente.
Sulla scorta di tali esperimenti, confrontati con le risultanze di un'attenta analisi e valutazione di altri metodi, si optò per un sistema duale:
- L’impiego di colombi viaggiatori, addestrati a volare con messaggi criptati → VAI ALL'APPROFONDIMENTO
- L’utilizzo di lenzuola stese in aree prestabilite, secondo un preciso cifrario visivo → VAI ALL'APPROFONDIMENTO
Tutte le altre ipotesi — palloncini, messaggi affidati alle correnti fluviali, persino cani addestrati — vennero scartate per l’eccessiva incertezza dei risultati.