1915 Fronte degli Altipiani - La Guerra all'orizzonte

QUINTO DI TREVISO  - 1915 / 1918
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IL  FRONTE  DEGLI  ALTIPIANI

IL FRONTE VENETO - TRENTINO


ASIAGO -  APRILE 1916

Sugli altipiani tra Veneto e Trentino le opere militari fortificate erano presenti già dalla fine del 1800 ma, dall'inizio del 1900, sia l'esercito italiano che quello austriaco, diedero vita ad un esteso progetto di rafforzamento delle rispettive linee fortificate ammodernando le opere esistenti e costruendone di nuove. Forti, "tagliate", batterie: tutte queste strutture dovevano servire allo scopo di controllare le vie di accesso ai propri territori e garantire la sicurezza dei confini. Il Regio esercito, agli inizi del conflitto, poteva contare, sull'area degli altipiani vicentini, su oltre venti strutture anche se non tutte ancora completamente operative e, ovviamente, con dotazioni e capacità offensive e difensive diverse.
È da sottolineare che questa attività di ingegneria militare fu avviata nonostante fosse ancora in vigore la Triplice Alleanza tra Regno d'Italia, Impero Austro-Ungarico e Impero Germanico e interessò anche altre province venete, friulane e, soprattutto lungo i litorali e nei siti più strategici, anche altre regioni del Regno d'Italia.
Retaggio di una visione bellica, che da lì a poco si sarebbe dimostrata drammaticamente superata dalle nuove strategie e dalla disponibilità di armi sempre più efficienti e distruttive, ebbero comunque modo di svolgere il ruolo loro attribuito e di partecipare alla fase iniziale del conflitto soprattutto proprio sul fronte degli altipiani dove gli iniziali piani militari dei entrambi gli schieramenti prevedevano azioni mirate, circoscritte e ben diverse dalle spaventose battaglie che stavano insanguinando il fronte isontino.
Il 24 maggio 1915, alle ore 3,55 del mattino, dal nostro forte Verena fu sparato il primo colpo di cannone che segnò l'inizio alle ostilità sul fronte degli altipiani e diede avvio a quella che sarà indicata come la "Guerra dei Forti".

Questa fase iniziale del conflitto e dei combattimenti, 24 maggio - primi di luglio 1915, impegnò i forti italiani di Campomolon, Casa Ratti, Corbin, Campolongo e Verena e quelli austriaci di Busa Verle, Spitz Verle, Luserna, Belvedere, Sommo Alto e Doss del Sommo.
Vale la pena, per giusto tributo storico, accennare brevemente alla storia dei nostri forti che tutti, in questo conflitto, videro i loro ultimi giorni.
Ma la guerra su questa parte di fronte non si limitò al coinvolgimento delle artiglierie dei forti. Attacchi e contrattacchi di fanteria, volti al raggiungimento di spesso effimeri risultati, si susseguirono durante il primo anno di guerra. Azioni appoggiate o contrastate dai cannoni delle fortezze quasi sempre in grado di raggiungere, con i loro tiri, la prima linea del fronte.
Durante tutto il 1915, la fanteria italiana tentò più e più volte di sfondare le linee nemiche soprattutto nella Piana di Vezzena. Lo sforzo bellico non portò a risultati tangibili se non al sacrificio di numerosi soldati. Inoltre, considerando la tattica militare, originariamente disposta da Cadorna, le perdite furono decisamente ben più ingenti di quanto sarebbero state se le disposizioni del Comando Supremo fossero state rigorosamente seguite. Infatti, La cosiddetta "difesa aggressiva", prevedeva soprattutto l'uso delle artiglierie italiane dislocate nei forti per bombardare le postazioni nemiche senza ricorrere ad attacchi incisivi ad opera della fanteria.
Gli ordini dei comandi di divisione, con i quali i nostri fanti furono spinti all'assalto della prima linea nemica difesa con la spietata combinazione di filo spinato e mitragliatrici, probabilmente deviarono dalle linee guida del comando Supremo e questa "autonomia" decisionale richiese uno spargimento di sangue, da parte italiana, che, a ragion veduta, forse poteva essere almeno limitato anche se, purtroppo, non evitato.
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