Opere militari - La Guerra all'orizzonte

QUINTO DI TREVISO  - 1915 / 1918
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OPERE  MILITARI  A  QUINTO

La vicinanza al fronte, soprattutto da ottobre del 1917, rese necessaria l'installazione di alcune opere militari anche nel nostro comune. Si trattava di opere necessarie alla difesa, nell'ipotetico cedimento del fronte sul Piave e Montello, inserite nel piano dei cosiddetti "Campi Trincerati", o strategiche come il campo di volo di San Bernardino.
Quest'ultimo era l'aeroporto da dove decollavano Francesco Baracca e la sua squadriglia. Il campo faceva parte di quel gruppo di campi d'aviazione realizzati fin dall'inizio del 1918 per ridimensionare gli aeroporti principali decentrandone le varie frazioni così da renderle meno localizzabili dalla ricognizione nemica come impose la nuova strategia all'indomani della Battaglia aerea di Istrana.
Divenne operativo l'11 marzo del 1918 ed ospitò fin da subito la 91a Squadriglia caccia.
Il campo di volo fu realizzato su un'area quasi rettangolare di seicento metri per cinquecento, oltre alle dipendenze esterne.
Erano presenti nove hangar a tenda mimetizzata di cui due, più piccoli, potevano ricoverare un solo aereo.
Tutto intorno erano dislocati dei baraccamenti in legno.
Alcune delle case esistenti furono impiegate per ospitare i servizi del campo.
Nella parte sud, in corrispondenza dell'attuale via Trevisana, erano sistemati i reparti tecnici.
VISTA AEREA ATTUALE DELL'AREA DESTINATA AL CAMPO DI AVIAZIONE.

Baracca, Piccio e Ruffo al campo di volo di San Bernardino a Quinto.
Archivio Aeronautica Militare Italiana - P. Varriale
Le piccole dimensioni del campo e la particolare cura data alle opere di mimetizzazione resero il campo di Quinto particolarmente difficile da individuare tanto da sfuggire alla ricognizione austro ungarica fin quasi alla fine di agosto.
Dal campo di San Bernardino, il 19 giugno, a soli tre mesi dal suo arrivo nel nostro comune, si alzò in volo, per l'ultima volta, il Maggiore Francesco Baracca per l'ennesima missione sul Montello dove cadde nel tardo pomeriggio dello stesso giorno.
Oggi, un piccolo monumento posto all'incrocio di via Trevisana con via San Bernardino ricorda il suo ultimo decollo e la presenza e l'attività del campo di volo.
Le officine e i magazzini erano collegati al resto dell'aeroporto con un viottolo ai cui lati erano posizionati altre strutture di ricovero in legno e tetto di lamiera.
Parte dei ricoveri furono edificati sul fondo degli avvallamenti creati con l'asporto del materiale ghiaioso utilizzato per il fondo della zona di atterraggio. L'area di casa Murer era usata per i servizi destinati alla truppa mentre alcune abitazioni confinanti come il palazzo Lin (o Lino), a nord, e casa Fantin, a sud, erano state allestite delle stanze ad uso dei piloti in servizio di allarme. Gran parte dei piloti, quando erano fuori servizio, alloggiavano presso la villa Borghesan di Quinto.
A sinistra del monastero dei frati di San Parisio era presente un secondo avvallamento del terreno dove, in alcuni hangar, venivano ricoverati gli aerei.

Il quadrilatero del campo di volo di san Bernardino.
Dettaglio di una fotografia eseguita da un velivolo proveniente dal Montello.
L'aeroporto, nella fase finale del conflitto, fu la base temporanea anche di altre squadriglie che giunsero nelle fasi cruciali di preparazione alla grande offensivo di Vittorio Veneto.
Infatti, circa alla metà di ottobre, trasferita da Brescia Montichiari, arrivò la 72a Squadriglia con i suoi Hanriot Hd.1. Poco dopo fu la volta della neonata squadriglia mista formata da una sezione della 75a ed una sezione della 71a. Infine, sul finire di ottobre, giunse anche il reparto della 242a con gli  S.V.A. ricevuti alla fine di settembre.
Al campo di volo non erano rari gli atterraggi dei grossi bombardieri Caproni soprattutto nella fase convulsa legata ai bombardamenti delle linee nemiche durante l'ultima offensiva che determinerà la fine del conflitto. Principalmente appartenevano all' 8a Squadriglia che aveva sede a San Pelagio (Padova). Con la fine della guerra le squadriglie caccia furono sciolte, trasferite ad altri gruppi o rischierate in altre aree a vigilare i nuovi confini d'Italia. Così, nel giugno del  1919, con il trasferimento della 91a Squadriglia, ultima rimasta a San Bernardino, cessarono le attività di volo e il territorio fino ad allora destinato all'aeroporto fu riconsegnato ai precedenti proprietari.
Campo di Volo di Quinto - Ottobre 1918 - Un Ca.33 dell' 8a Squadriglia Caproni.
(P.g.c. archivio fotografico Alberto Zapparoli)
Dell'aeroporto, oggi, non rimane traccia ma la topografia della zona non è cambiata in modo sensibile e sono ancora oggi riconoscibili dall'alto le strade e i tratturi che ne delimitavano il perimetro e alcuni edifici mantengono, pur se restaurati, la collocazione del 1918.


Confronto tra l'immagine del 1918 e una rielaborazione di una fotografia aerea di qualche anno fa.
L'angolazione e la quota sono diverse ma sufficientemente simili per poter notare il minimo cambiamento occorso in secolo di storia
(Archivio Guerra all'Orizzonte e Aero Club Treviso)
La presenza di insediamenti e opere militari, nel nostro comune, non fu circoscritta al solo campo di Volo.
Attraverso il territorio di Quinto, infatti, passavano le linee delle fortificazioni volute da Cadorna dopo la Battaglia degli Altipiani. La loro costruzione terminò praticamente alla vigilia della vittoriosa Battaglia di Vittorio Veneto.
Le trincee erano profonde più di due metri e rivestite da elementi realizzati con rami intrecciati e bloccati da pali infissi nel terreno. Piccoli fortini in cemento armato, secondo il progetto iniziale, dovevano trovarsi ad una distanza di trecento metri l'uno dall'altro lungo tutto lo sviluppo delle trincee ed erano costituiti da una piccola cavità con feritoia, nella quale poteva essere piazzata una mitragliatrice.
La costruzione delle trincee, provocò notevoli malumori da parte della popolazione, la quale vide i propri campi, la cui coltivazione costituiva l'unico sostentamento delle comunità, distrutti o inagibili.
Dopo Caporetto il fronte italiano che difendeva la pianura trevigiana si era attestato lungo il Piave. Il fiume e il Montello costituivano gli ostacoli naturali in grado di resistere a nuove offensive austro ungariche. Il sistema difensivo del Montello fu collegato al campo trincerato di Treviso, il quale presentava le prime fortificazioni proprio sul Piave e proseguiva fino a circondare Treviso con uno sviluppo ad anello. Questo sistema di trincee era poi collegato agli altri sistemi tra Treviso e Venezia.
E fu proprio il sistema difensivo molto ramificato che contribuì alla difesa del fronte durante la Battaglia del Solstizio. Oltre al valore delle nostre truppe, la struttura delle difese permise una rapida e costante riorganizzazione dei reparti in base alle necessità contingenti.
Oggi resta ben poco di queste fortificazioni. Finita la guerra i contadini ripresero possesso dei campi e ricoprirono le trincee per poter ritornare a coltivare e, per le stesse ragioni, molti fortini in cemento armato furono demoliti. Alcuni resti di queste fortificazioni sono tutt'oggi ancora visibili nei pressi di San Cassiano e costituiscono, in realtà, l'ultimo ricordo tangibile del conflitto giunto così vicino al nostro territorio.

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