Squadriglia - La Guerra all'orizzonte

QUINTO DI TREVISO  - 1915 / 1918
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LA  SQUADRIGLIA  DEGLI  ASSI       
Nel pieno del fermento evolutivo del Servizio Aeronautico Italiano, il 10 aprile 1917 fu costituito a Pasian di Prato, ai comandi del Maggiore Pier Ruggero Piccio, Il X° Gruppo Squadriglie. Il Gruppo comprendeva la 33a Squadriglia, la 70a, la 78a, la 79a, l'82a ed era a disposizione del Comando supremo militare italiano.
Intanto, già nei primi mesi del 1917, era stato deciso di riunire i migliori piloti in una unità da caccia di nuova formazione, dotata del nuovo Spad e posta agli ordini di Francesco Baracca che provvide alla costituzione della 91a Squadriglia divenendo operativa il primo maggio del 1917 e, inizialmente, agli ordini del capitano Guido Tacchini.

La squadriglia, schierata nel campo di volo di Santa Caterina di Pasian di Prato (Udine), disponeva di 4 Spad VII e di 3 Nieuport 17 ed era formata dai migliori piloti trasferiti dalla 70a Squadriglia caccia già noti per la partecipazione alla battaglia aerea svoltasi, nel cielo di Udine, l'11 febbraio 1917 alla quale assistettero come spettatori lo stesso Re Vittorio Emanuele III e il Generale Cadorna che si trovavano presso il Comando Generale a Udine.
Agli ordini di Tacchini, infatti, vi erano il capitano Francesco Baracca, il tenente Fulco Ruffo di Calabria, il tenente Ferruccio Ranza, il sottotenente Luigi Olivari ed il sergente Goffredo Gorini .
La neonata squadriglia scelse come stemma la figura mitologica del Grifone, che fu dipinto sul lato destro della fusoliera mentre, sul lato sinistro, ad imitazione dei cavalieri medievali, ogni pilota scelse il suo simbolo: Ruffo un teschio nero, Ranza una civetta e Baracca il cavallino rampante.
Il 7 maggio Olivari, Gorini e Ranza furono distaccati come Sezione aggregata alla 77a Squadriglia ad Aiello del Friuli. Intanto alla 91a stavano arrivando altri Spad in sostituzione dei Nieuport. L'11 di maggio giunse anche il tenente Giovanni Sabelli proveniente dalla 71a Squadriglia caccia e reduce della prima guerra dei Balcani dove combatté contro i turchi, arruolandosi, nella Reale Aviazione Bulgara. Per questa ragione fu soprannominato "Il Bulgaro".
Il 3 giugno rientrò la sezione distaccata ad Aiello ricongiungendosi con il resto della squadriglia della quale, il 6 giugno, Francesco Baracca ne assunse il comando spostandosi, inoltre, all'aeroporto di Istrana per partecipare alla Battaglia degli Altipiani.
Il primo luglio si aggregarono alla squadriglia il tenente Franco di Rudinì, il tenente Giorgio Pessi (alias Giuliano Parvis) e il sottotenente Enrico Ferreri.  Al rientro a Santa Caterina del 2 luglio la squadriglia aveva già svolto circa 100 missioni abbattendo 13 velivoli nemici. Poco dopo la metà di luglio giunse alla squadriglia il capitano Bartolomeo Costantini.
Intanto sui cieli del Carso entrarono in azione tre squadriglie tedesche composte da piloti molto esperti. Per meglio fronteggiare la nuova minaccia il Comando Supremo decise di munire la 91a con i più potenti e moderni Spad XIII con i quali, alcuni dei piloti, aggiunsero altri dieci abbattimenti all'elenco delle vittorie.
Il 12 di ottobre si unì alla squadriglia l'aspirante ufficiale Antonio Pagliari. Il giorno prima, durante la Battaglia di Caporetto, il tenente Giovanni Sabelli, mentre era impegnato in un combattimento aereo in supporto del tenente colonnello Piccio, non si avvide dell'arrivo di una pattuglia di caccia nemici che lo sorpresero alle spalle. Il suo aereo precipitò sull'altopiano della Bainsizza ma, a causa dell'infuriare dei combattimenti nella zona, il suo corpo non fu mai ritrovato. Lo stesso giorno ci fu un'altra perdita per la Squadriglia. Il tenente Enrico Ferreri fu abbattuto a Santa Maria di Tolmino. E la drammatica serie di perdite continuò il giorno dopo, 13 ottobre, con la perdita del tenente Luigi Olivari a causa di un incidente in fase del decollo.
Il 26 di ottobre fu aggregato il sergente Fermo Macchi che, purtroppo, cadrà pochi giorni dopo, a Padova, per un guasto all'aereo.
Il 28 la squadriglia ripiega su Comina (Friuli-Venezia Giulia), il 31 al campo di aviazione di Arcade e il primo novembre a Padova per la riorganizzazione delle squadriglie del X° Gruppo dopo gli eventi di Caporetto. La formazione della 91a, dopo la riorganizzazione, era, in quel momento, composta da: tenente colonnello Pier Ruggero Piccio (Comandante del X° Gruppo Squadriglie), maggiore Francesco Baracca (Comandante della 91a Squadriglia), capitano Bartolomeo Costantini, tenente Ferruccio Ranza, tenente Giorgio Pessi (alias Giuliano Parvis), tenente Fulco Ruffo di Calabria, aspirante ufficiale Antonio Pagliari e i nuovi arrivati (fine ottobre inizio di novembre) tenente Gastone Novelli, Tenente Guido Keller, sottotenente Giovani Bozzetto, aspirante ufficiale Amleto Degli Esposti, sergente Carlo Caselli, sergente Cesare Magistrini, sergente Montù e il sergente Eduardo Olivero. Un totale di 15 piloti e 16 aerei.
Dall'aeroporto di Padova la Squadriglia continuò ad operare sul fronte del cielo ma, come già intuito dal Comando Supremo, gli aeroporti esistenti erano stati, ormai, ben localizzati dalla ricognizione nemica tant'è che l'aeroporto di Padova subì due attacchi aerei, uno agli inizi di gennaio e uno nella notte tra il 20 e 21 febbraio. Quest'ultimo mise in ginocchio la squadriglia, dal momento che alla mattina nessun aereo era efficiente. Ben 13 Spad, alcuni dei quali nuovissimi, furono distrutti o danneggiati in maniera tale da essere irrecuperabili.
ALCUNI SPAD SCHIERATI NELL'AEROPORTO DI PADOVA - 20 settembre 1918
Già alla fine del 1917, dopo la famosa Battaglia aerea di Istrana, il Comando Aereo si preoccupò di localizzare nuovi siti adatti ad ospitare i reparti di volo ridimensionati in modo tale da sfuggire alla ricognizione nemica. Per la 91a Squadriglia, il comando, diede l'incarico al maggiore Francesco Baracca. Lo spostamento era necessario anche perché il campo di Padova era troppo lontano dal fronte e in una zona molto nebbiosa.
La scelta di Baracca ricadde su un'area nei pressi di Quinto di Treviso. Scrive Baracca alla madre: "... finché non sarà pronto il nuovo campo a Quinto vicino a Treviso, che ho scelto io stesso: là saremo a 7 km. da Treviso, e a 22 dalle linee, in aperta campagna con piccole tende per ogni apparecchio e baracche di legno sparse ovunque; là non ci troveranno o se ci troveranno faranno pochi danni".
Finalmente, l'11 marzo del 1918 la Squadriglia si trasferisce nel campo di volo di Quinto.
Il 24 aprile scrive ancora Baracca: "località meravigliosa; in 7 minuti siamo sulle linee nemiche; sentiamo continuamente il cannone, vediamo gli scoppi degli antiaerei sulle linee; viviamo vita di guerra più intensa... La sistemazione è incantevole. Abitiamo in una bella villa a 'Q' sulle rive del Sile in una campagna ridentissima, il campo è a tre km. da qua, vi andiamo in auto, ritorniamo alla villa per la colazione, siamo di nuovo al campo nel pomeriggio fino alla sera; ho qua il mio cavallo ed ho ricominciato a montare con grande piacere.… Così viviamo noi soli qua, indipendenti, quasi come una famiglia e le ore nostre più belle sono quando partiamo in crociera."
La Squadriglia, alla quale si erano aggiunti altri esperti piloti, alla fine di maggio era composta ed elencata così come appare in una foto scattata all'aeroporto di Padova, durante una manifestazione alla quale aveva presenziato lo stesso Re Vittorio Emanuele III.

Da sinistra:
sergente Mario D'Urso, sergente Gaetano Aliperta, tenente Gastone Novelli, tenente Cesare Magistrini, capitano Bartolomeo Costantini, capitano Fulco Ruffo di Calabria, colonnello Pier Ruggero Piccio, tenente Guido Keller, maggiore Francesco Baracca, tenente Ferruccio Ranza, tenente Mario de Bernardi, tenente Adriano Bacula, sergente Guido Nardini, sottotenente Eduardo Olivero.

In realtà questa, che era la fotografia ufficiale, fu, nel corso degli anni, sostituita  con un'altra immagine, scattata nello stesso momento da un altro punto di ripresa e, in effetti, più nitida anche se non tutti i piloti risultano visibili.
A Quinto di Treviso, nel 1918, era operativo l'ospedale da campo 022 i cui medici alloggiavano presso Villa Borghesan. L'ampio edificio, oggi non più esistente, fu scelto anche dai piloti della 91a Squadriglia che ben presto iniziarono ad apprezzare la vita tranquilla del paese. Non era difficile incontrarli durante i loro tragitti dalla residenza al campo di volo. Si narra che, in qualche occasione, sul finire della giornata e per festeggiare uno dei tanti abbattimenti ad opera della squadriglia, si ritrovassero nelle osterie di Quinto a brindare ai loro successi e alle fortune del Reparto gridando: "Al lupo! Al lupo! Al lupo! Ahumm! Ahum! Ahum!".
Il tenente colonnello Piccio, il maggiore Baracca e il capitano Ruffo a Villa Borghesan
I tenenti Guido Keller e Adriano Bacula a Villa Borghesan.
   
... e tutti col naso all'insù a guardare gli aeroplani!
Le missioni della 91a si susseguirono incessantemente con i consueti ruoli di scorta ai bombardieri, ricognizione fotografica e, ovviamente, caccia. Nel periodo tra marzo e giugno la Squadriglia abbatté altri velivoli nemici aumentando ulteriormente la fama ed il prestigio dei suoi piloti.
Ma la nuova grande offensiva austro ungarica sul fronte del Piave rese necessario un cambiamento del ruolo degli aviatori. Tutte le squadriglie, non solo la 91a, furono chiamate ad eseguire le pericolosissime azioni di mitragliamento sulle postazioni della fanteria nemica. Le operazioni, chiamate "Rettile", costringevano i piloti a volare a bassissima quota sopra le linee del fuoco esponendosi non solo al tiro della contraerea e dei cecchini nemici ma anche a quello delle artiglierie di ambo gli schieramenti. La Battaglia del Solstizio fu il momento più drammatico per la 91a Squadriglia. Il loro Comandante, Francesco Baracca, nel tardo pomeriggio del 19 giugno 1918 decollò per la quarta missione consecutiva di mitragliamento sulla zona del Montello dove si stava maggiormente intensificando la manovra d'attacco nemica. Accompagnato dal tenente Franco Osnago, in forza alla squadriglia da pochi giorni, Baracca, per ragioni che ancora oggi sono elemento di dibattito, precipitò sul Montello in località Busa delle rane.
Il corteo funebre all'ingresso del cimitero di san Cassiano a Quinto.
Per qualche giorno i piloti della squadriglia sperarono che il loro comandante fosse sopravvissuto. Ogni speranza s'infranse quando, su segnalazione di un ufficiale di artiglieria, vennero individuati i resti dell'aereo e il corpo di Francesco Baracca. Il cordoglio, in patria e all'estero, fu enorme. I quintini si strinsero attorno ai piloti della Squadriglia e intervennero numerosissimi ai funerali che si svolsero nella chiesa di San Giorgio. Drappi neri furono esposti alle finestre delle case lungo tutto il percorso, dalla chiesa al cimitero di San Cassiano e due ali di folla commossa accompagnarono Francesco Baracca, Asso degli Assi, al suo ultimo viaggio.
Il 21 giugno il comando della Squadriglia, che in luglio per Regio Decreto sarà chiamata "Squadriglia Baracca", fu affidato a Fulco Ruffo di Calabria. Per quanto scossa dalla perdita di Francesco Baracca, la Squadriglia operò con il consueto impegno durante le missioni da caccia e scorta ai bombardieri. Durante l'emergenza legata alla Battaglia del Solstizio la Squadriglia aveva compiuto più di 500 missioni e abbattuto 14 velivoli nemici.
La sera dell’8 settembre un fortunale di devastante violenza, colpì la pianura trevigiana. La furia del vento distrusse 8 hangar del campo volo mettendo fuori uso tutti gli aeroplani. La mattina del 10, il comandante Fulco informò il Comando Aereo che la Squadriglia non aveva aerei efficienti. I velivoli perduti furono rapidamente rimpiazzati e il reparto tornò completamente operativo già alla fine del mese. Nel frattempo, chiamato a comandare il XVII° Gruppo, Fulco Ruffo di Calabria lasciò la Squadriglia e cedette il comando della stessa a Ferruccio Ranza. Altri avvicendamenti e nuovi piloti si aggiunsero alla formazione: il sergente Antonio De Corato, il soldato Chiaffredo Monetti e il tenente Augusto Stobia che, ferito durante un mitragliamento a bassa quota effettuato il 17 ottobre, morì il giorno dopo. Il 26 ottobre il Comando Supremo lanciò l’offensiva di Vittorio Veneto e, dopo lo sfondamento del fronte austriaco, tutte le squadriglie da caccia, furono nuovamente impiegate nel pericoloso compito di mitragliare le colonne nemiche in ritirata. Il fuoco della contraerea era micidiale e le perdite di piloti e aeroplani furono altissime. Tra il 29 e il 31 ottobre Keller e Piccio furono abbattuti e, feriti, vennero catturati dagli austriaci in ritirata. Entrambi poterono rientrare nelle nostre linee dopo pochi giorni. Anche Ranza e De Bernardi subirono danni ai velivoli e furono costretti ad atterraggi d'emergenza, fortunatamente, senza gravi conseguenze tanto da poter tornare autonomamente al campo e partecipare alle missioni fino al 4 novembre.
Al termine delle ostilità la 91a Squadriglia disponeva ancora di 13 Spad e, al comando di Ranza, c'erano Aliperta, Bacula, Conelli De Prosperi, De Bernardi, D’Urso, Novelli, Olivero, Giorgio Castelli, Bonucci, Ottolini e Guido Consonni.
L’attività di questa Squadriglia e dei suoi eccezionali piloti, durante il primo conflitto mondiale, può essere riassunta così:
3412 voli di guerra, di cui 2149 di caccia; 117 vittorie accertate con ben 12 i piloti dichiarati assi:
Baracca, Piccio, Ruffo, Ranza, Olivari, Olivero, Novelli, Costantini, Magistrini, Nardini, Pessi (Parvis) e Sabelli.
69 medaglie al Valore: 3 d'Oro, 43 d'Argento, 23 di Bronzo oltre a 2 croci di Guerra al Valor Militare, 1 Promozione straordinaria per merito e varie onorificenze ricevute dai Comandi Militari alleati.

La Squadriglia rimase al campo di volo di Quinto fino al giugno del 1919 quando, infine, fu trasferita a Zaule di Muggia lasciando il nostro comune dopo circa un anno e mezzo dal suo insediamento.
La storia della 91a continuò lungo gli anni successivi attraversando il primo dopoguerra, la Seconda guerra mondiale, la Repubblica fino ai giorni nostri.
E ancora oggi...



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