
Antonio Marangon nacque a Quinto di Treviso il 28 febbraio 1893, figlio di Luigi e di Rosa Bravin. Crebbe in una comunità semplice e laboriosa, ignaro che il suo nome, un giorno, sarebbe stato ricordato come quello del primo caduto, del suo paese, nella Grande Guerra.
Il 4 settembre 1913 fu chiamato alle armi e, il 22 dello stesso mese, entrò a far parte del 2° Reggimento Artiglieria da Montagna. Il 31 dicembre 1914 ottenne la promozione a “Appuntato”, segno di un impegno serio e riconosciuto.
Quando il conflitto esplose, Antonio era già in servizio. Nel Reggimento ritrovò volti familiari: il cugino Giuseppe Marangon, Fioravante Lazzaro — entrambi destinati alla 17ª batteria del VI° Gruppo “Udine” — e Vittorio Scaboro, assegnato alla sua stessa batteria. Il 24 maggio, con la partenza per il fronte, le loro strade si divisero. Tutti e quattro, ritratti insieme in una fotografia d’epoca, non sarebbero tornati.
Il 6° Gruppo Udine fu inviato verso Tolmino, sul fronte dell’Isonzo. La batteria di Antonio, appartenente al Gruppo Conegliano, prese invece la via della Carnia, in supporto al Battaglione Alpini Borgo San Dalmazzo. Agli inizi di giugno, Antonio raggiunse il fronte carnico.

ARTIGLIERI APPARTENENTI AL 2° REGGIMENTO ARTIGLIERIA DA MONTAGNA.
LE COPIE DEL "CORRIERE DELLA SERA" RIPORTANO, L'ANNUNCIO
DELL'ENTRATA IN GUERRA DELL'ITALIA A FIANCO DELLA TRIPLICE INTESA.
Nella foto riconosciamo:
VITTORIO SCABORO (secondo da sinistra nella fila superiore);ANTONIO MARANGON (terzo da sinistra nella fila superiore),
LA LOCALITÀ NON È CERTA MA, PER L'INDIZIO RIGUARDANTE LA TESTATA DEL
GIORNALE E LA STRUTTURA ALLE SPALLE DEI SOLDATI È VEROSIMILE LA
POSSIBILITÀ CHE SI TRATTI DELLA SEDE DI CONEGLIANO DEL 2° REGGIMENTO.
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[foto orig. per conc. Mario Marangon - restaurata © La Guerra all'Orizzonte 2025]
La 15ª batteria venne schierata a ridosso della linea difensiva del Pizzo Avostanis, una vetta di 2200 metri che dominava le linee nemiche e i sentieri vitali per gli approvvigionamenti. Era un baluardo naturale per la difesa del Passo Pramosio e dell’intera zona circostante.
Proprio per questo, le posizioni italiane furono sottoposte a bombardamenti incessanti e ad assalti ripetuti, che misero a dura prova la resistenza degli uomini.
All’alba del 5 luglio 1915, dopo un violento fuoco di preparazione dell’artiglieria austriaca, la fanteria nemica lanciò un nuovo attacco.
Le truppe italiane resistettero con tenacia, sostenute anche dall’arrivo spontaneo di artiglieri accorsi dalle batterie retrostanti. Tra loro c’era Antonio Marangon. In quella mattina, colpito a morte dal fuoco nemico, cadde sul campo. Aveva ventidue anni.
Dal rapporto del capitano Tommaso Forfori, comandante della 15ª batteria, apprendiamo che Antonio fu raggiunto al torace da una pallottola austriaca e morì alle ore 10 del 5 luglio 1915. Venne sepolto a Pizzo Avostanis.
Le parole del Capitano, conservate nel registro dei rapporti dal figlio Vittorio, restituiscono la drammaticità di quei momenti:
“Il 5 luglio il nemico bombardava continuamente le nostre postazioni e poscia le attaccò compresa fanteria. La nostra scorta è nella migliore posizione sulle trincee ed allora si formò una scorta con elementi di batteria. Alcuni generosi arrivarono per contro porsi e si confusero cogli alpini nelle trincee. Il Marangon fu tra questi e rimase, verso le ore dieci, colpito al cuore da una pallottola di fucile e morì sul colpo. Riposa nel cimitero a sud del laghetto di casera Avostanis.”
Colpito dal coraggio di Antonio, il Capitano Forfori si fece promotore dell’assegnazione di una decorazione al valor militare. Grazie ancora alla documentazione del figlio Vittorio, possiamo leggere la menzione che propose alla commissione ufficiale:
“Marangon Antonio da Quinto di Treviso n. 44273. Conducente, comandato di scorta alla propria batteria, correva spontaneamente in soccorso di pochi alpini che, da una vicina trincea intensamente battuta dal fuoco d’artiglieria e fanteria, tentavano di respingere col fuoco, l’avanzata di fanteria nemica, provvista di mitragliatrice.
Dopo avere con calma mirabile e somma attenzione, sparato alcuni caricatori, rimaneva ucciso sul colpo da un proiettile nemico. Pizzo Avostanis, 5 luglio 1915.”
La menzione fu riconosciuta e adottata dalla commissione competente.
Una lettera del padre di Antonio, Luigi, indirizzata al Capitano Forfori e datata 13 gennaio 1916, testimonia che già allora Antonio era stato insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Nel 1936 le sue spoglie furono riesumate e traslate nel sacrario di Timau, dove riposano altri 1763 soldati italiani caduti sul fronte dell’alto But.
Eppure, nonostante la decorazione fosse stata conferita alla fine del 1915, nel Sacrario non compare alcuna indicazione dell’onorificenza accanto al suo nome.
Una mancanza probabilmente dovuta all’uso, per la ricomposizione dei caduti, dei registri dei cimiteri da campo: fascicoli redatti in condizioni estreme, spesso poche ore o pochi giorni dopo il decesso, senza possibilità di successive integrazioni.

TEMPIO OSSARIO DI TIMAU
CHIESA DEL SANTISSIMO CROCEFISSO
In occasione del centenario della morte, è stata presentata un’istanza all’Ufficio Onor Caduti per colmare questa lacuna, già superata dall’Istituto Nazionale del Nastro Azzurro e nel XXVI volume dell’Albo d’Oro dei Caduti della Prima Guerra Mondiale.
APPROFONDIMENTI:

