San Fior - La Guerra all'orizzonte

QUINTO DI TREVISO  - 1915 / 1918
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L'EPICO VOLO - 30 ottobre 1918
  
È il 30 ottobre del 1918. Infuria la decisiva Battaglia di Vittorio Veneto. Dal campo di volo di San Luca di Padernello, a pochi chilometri da Treviso, partono per l'ennesima missione, a bordo dei loro Hanriot, i sergenti Oreste Codeghini e Luigi Capparucci della 78a Squadriglia Caccia.
Nel cielo di San Fior, sei chilometri a nord est di Conegliano, il motore di Capparucci inizia a dar segno di malfunzionamento. Con calma ed esperienza il pilota comincia ad eseguire le manovre necessarie per risolvere il problema. La zona di San Fior è ancora occupata dagli austriaci ed atterrare significa esser fatto prigioniero.
Purtroppo, ogni tentativo è vano e l'aereo va in panne costringendo Capparucci a planare per atterrare nel campo di volo nemico di San Fior di Sopra.
Codeghini, in aria, vede e capisce cosa sta accadendo e senza indugio atterra a sua volta e scende dal velivolo per aiutare il compagno a distruggere l'aereo in modo che non cada intatto in mano nemica.
Intanto parecchie donne e qualche anziano del posto sono accorsi e circondano Capparucci per nasconderlo agli austriaci travestendolo da donna. Purtroppo, arriva una guardia nemica che ha già la sciabola sguainata e, non scorgendo Capparucci nascosto dalle donne, vibra un colpo contro Codeghini. Questi evita magistralmente il fendente e sferra un pugno all'austriaco mandandolo a gambe all'aria. Ma non c'è tempo da perdere, i nemici arrivano in forze e, mentre le donne bloccano a terra la guardia austriaca, Codeghini fa trattenere il suo aereo da due uomini per ogni ala, mette il magnete a massa e regola il gas, poi avvia l'elica. Il motore parte con una velocità di novecento giri ma sfugge di mano agli uomini che dovevano trattenerlo così da permettere al pilota di salire in carlinga. Allora Codeghini s'aggrappa alla coda e, con uno sforzo inaudito, raggiunge, a cavallo della fusoliera, il suo posto e ferma l'apparecchio a pochi metri dalla fine della pista.
Non perde mai lucidità e speranza. Rullando, torna al punto di partenza. Raddoppia le persone per trattenere l'apparecchio perché deve ottenere maggiore velocità per controbilanciare il peso dell'amico Capparucci che è a cavallo della fusoliera e si tiene ai montantini.
Codeghini, alla cloche, dà il via e l'apparecchio rulla ma, causa il peso eccessivo, non decolla.
Allora Capparucci si sposta più avanti verso le ali e Codeghini si piega sopra la cloche. L'apparecchio tentenna inizialmente ma, poi, si alza.
Capparucci, all'esterno dell'aereo, segna la rotta a Codeghini che non può vedere per poter tenere la posizione di partenza e mantenere l'equilibrio dell'aereo.
Compiono così il volo di ritorno, uno piegato in carlinga sopra la cloche a pilotare l'aereo e l'altro di fuori, a cavalcioni, a controllare la rotta.
E così, dopo trenta chilometri di volo, li vedono tornare al campo di volo di San Luca a Padernello dove vengono accolti tra lo stupore, l'affetto e l'esultanza dei colleghi.

   
GRANDE FU L'ECO DELL'IMPRESA E AI DUE AVIATORI FU CHIESTO DI POSARE A BORDO DELL'HANRIOT DI CODEGHINI PER MOSTRARE A TUTTI COME COMPIRONO L'EPICO VOLO DEL 30 OTTOBRE 1918.
ORESTE CODEGHINI AI COMANDI E LUIGI CAPPARUCCI AGGRAPPATO AL BORDO DELLA CARLINGA.

   
La storia dell'aviazione Italiana è costellata di  imprese ai limiti dell'umano ardimento e l'azione compiuta dal sergente Oreste Codeghini e dal sergente Luigi Capparucci rimarrà come espressione del valore e della tenacia di questi grandi uomini che, in moltissimi altri fatti rimasti ignorati per necessità di guerra, ebbero per epilogo il sacrificio di tante giovani vite.
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