El-alamein - La Guerra all'orizzonte

QUINTO DI TREVISO - 1940 / 1945
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Dalla Libia all'Egitto
I nostri soldati in Africa


Nel novembre 1941, in seguito all'Operazione Crusader condotta dall'esercito britannico Africa, le forze italo-tedesche erano state respinte da Tobruk e da tutta la Cirenaica, fino alla linea di el Agheila, sul confine con la Tripolitania. Nel gennaio 1942, approfittando dell'arrivo di importanti rinforzi di carri armati, gli italo-tedeschi attaccarono le truppe britanniche, infliggendo loro una grave sconfitta e costringendole a ripiegare fino a pochi chilometri da Ain el Gazala, a una sessantina di chilometri a ovest di Tobruk. Su questa posizione il fronte si stabilizzò e le due armate contrapposte si riorganizzarono e rinforzarono in vista di una futura battaglia decisiva.

La grande offensiva italo-tedesca iniziò il 26 maggio 1942 che dopo numerosi scontri, soprattutto tra i mezzi corazzati dei due schieramenti, si sviluppò nella linea Ain el Gazala, Bir Hacheim e si concluse, con la presa di Tobruk, il 21 giugno.
Durante i numerosi scontri nella zona di Bir Hacheim fu mortalmente ferito il nostro Giacomo Dal Bianco.
Il successo militare dell’esercito italo-tedesco consentì una successiva fulminea avanzata che giunse, ormai in Egitto, fino alla stretta di El Alamein. Però, i numerosi scontri con l’esercito britannico in continua ritirata, sfiancarono le truppe dell’Asse provocando, inoltre, uno sfilacciamento delle linee di rifornimento esponendo l’esercito a carenze di carburante e munizioni.
L’ultima difesa dell’esercito inglese si attestò sulla linea che dal mare, passando per El Alamein, giungeva alla depressione di Bab el Qattara con uno sviluppo di una sessantina di chilometri.
Intanto, al Cairo, gli inglesi si accingevano a lasciare la città e, praticamente, l’Egitto, ormai convinti dell’inevitabile caduta della loro ultima linea difensiva.

L’azione italo-tedesca, denominata “Offensiva del Delta” iniziò il primo luglio 1942 ed era stata studiata da Rommel per tagliare le comunicazioni fra Alessandria e il Cairo e sbaragliare il nemico aggirando il fianco sud dell’Armata del Nilo.
L’esito fu negativo.
Dopo un inizio lento e contrastato, l’azione fu arrestata da un potente bombardamento aereo inglese che giunse a rafforzare la resistenza posta dalle artiglierie forti di centinaia di cannoni. La tenace ed inaspettata resistenza fece dubitare Rommel dell’esito della battaglia che non forzò le operazioni e, anzi, ordinò un ripiegamento su posizioni migliori. Questa scelta fu una delle ragioni dell’insuccesso dell’operazione militare che, con un proseguimento dell’attacco, avrebbe invece avuto ragione delle difese inglesi.
Anche l’inferiorità di artiglieria, di mezzi corazzati ed aerei, la carenza di carburante e di munizioni contribuirono al fallimento della grande manovra iniziata, dalla Libia, con tanta fortuna, ma con altrettanta imprudenza, non avendo sufficientemente considerate le difficoltà logistiche proprie della guerra nel deserto e quelle derivanti dal logoramento delle truppe e delle macchine dopo un così estenuante inseguimento.
La battaglia continuò ininterrotta con ripetuti capovolgimenti di fronte che logorarono gli attaccanti dando modo agli inglesi di coordinare la successiva controffensiva che si concretizzò a partire dal 10 luglio coinvolgendo quasi tutta la linea del fronte comprese anche le posizioni sulla zona di Ruweisat tenuta dai bersaglieri del 9° Reggimento che resistettero strenuamente al costo di pesanti perdite tanto da dover riunire i superstiti in un unico battaglione, il XXVIII°.
Ma nella notte tra il 14 e 15 luglio, dopo lunga e violenta azione di artiglieria e di bombardamenti aerei, un attacco inglese, condotto da ingenti forze, riusciva ad avere ragione della nostra prima linea consentendo loro di irrompere nelle posizioni del 9° Bersaglieri travolgendo i reparti sotto l’urto dei carri armati. Proprio in questo momento della battaglia fu fatto prigioniero anche il nostro Fortunato Marchetto che, assieme ad altre centinaia di soldati italiani, fu portato nei pressi di Suez per essere tradotto verso i campi di prigionia inglesi.
Tutti furono imbarcati nel mercantile Laconia che salpò da Port Tewfik il 29 luglio 1942 portandoli verso il tragico epilogo delle loro vite.

RICERCHE STORICHE A CURA DI PAOLA VENDRAMIN E SILVANO ZAGO
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